Parigi – A quasi un anno dalla circolare ministeriale del 26 agosto 2012 sullo sgombero dei campi rom irregolari, in Francia le associazioni cattoliche impegnate nell’assistenza dei nomadi hanno tracciato un quadro della situazione che presenta ancora vari aspetti di criticità. Un’”urgenza umanitaria”, quella descritta dalle organizzazioni ricevute il 14 maggio scorso dal primo ministro Jean-Marc Ayrault, che è stata pienamente confermata dal recente rapporto del Collettivo nazionale diritti dell’uomo “Romeurope” sull’accesso alla sanità, alla casa, al lavoro, alla scolarizzazione dei cittadini europei nel 2012-2013. Secondo la ricerca, dall’agosto dell’anno scorso, in Francia un centinaio di sgomberi di baraccopoli e di edifici occupati abusivamente non sono stati seguiti da soluzioni di risistemazione abitativa. Secondo le associazioni — come si legge sul sito della Conferenza episcopale francese — la circolare è stata “una boccata d’ossigeno” ma è applicata “in modo aleatorio e molto parziale”. Il problema riguarda soprattutto i migranti romeni e bulgari più poveri allontanati mesi fa dai campi in cui vivevano: “Questi cittadini europei — si afferma — potrebbero anche restare in Francia. Alcune famiglie sono installate nello stesso luogo da tre generazioni e sarebbe illusorio cercare di farli partire. A ogni espulsione il lavoro compiuto dalle associazioni viene annientato e tutto deve ricominciare. Quando si danno i mezzi, l’integrazione viene da sé”. In prima linea c’è “Secours catholique” che a Ris Orangis, nel dipartimento dell’Essonne, è riuscito a dare un domicilio ai rom poiché — spiega il responsabile di zona, Laurent Lurton — “senza indirizzo l’accesso all’assistenza medica di urgenza e il diritto all’iscrizione a scuola sono impossibili”. I membri di “Secours catholique” li accompagnano inoltre nei problemi quotidiani, come per la conta amministrativa tre volte al giorno o le multe per la mancanza della segnaletica sulle biciclette. Ma “noi soprattutto spieghiamo loro i diritti affinché siano rispettati e garantiamo un accompagnamento scolastico ai bambini”, ha detto Lurton. Secondo Claude Wauquier, membro di “Ccfd-Terre solidaire” nell’arcidiocesi di Lille, i rom si trovano in una situazione di grande precarietà: “Certi percorsi di inserimento sono più difficili di altri. Alcuni non sono mai stati a scuola, non sanno scrivere, non conoscono il francese, mentre altri sono vicini all’integrazione. I rom sono spesso seguiti in maniera globale mentre le situazioni variano”, spiega Wauquier, per il quale la mobilitazione di tutti è importante per accompagnare le famiglie soprattutto “nella ricerca di un alloggio, nel contatto con il resto della popolazione e nell’assistenza al censimento per favorire l’accesso dei bambini a scuola”. Mission de France da dicembre recensisce le azioni di solidarietà verso i rom: “Noi ci sentiamo pienamente al vostro fianco nella missione che ci spinge a vivere il Vangelo accanto ai più esposti”, ha scritto in una lettera l’arcivescovo di Sens, Yves Patenôtre, prelato della Mission de France. (Osservatore Romano)



