Los Angeles – Il critico britannico John Ruskin ha scritto che i libri si dividono in due categorie, distinguendo tra “libri del momento e libri di ogni tempo”. Ha insinuato che esistono libri belli e libri brutti in entrambe le categorie, precisando che però “il buon libro del momento … non è altro che l’argomento di conversazione utile o piacevole di qualcuno con cui altrimenti non potresti parlare, stampato per te …”. Ha definito i libri del momento — prima degli e-book — un “bene peculiare del presente: dovremmo essere profondamente grati per la loro esistenza, e vergognarci profondamente se non ne facessimo buon uso”.
L’ultimo lavoro dell’arcivescovo di Los Angeles, José Horacio Gómez, Immigration and the Next America: Renewing the Soul of Our Nation (Huntington, Our Sunday Visitor, Inc., 2013, pagine 127, dollari 11.95) certamente è un esempio del libro del momento di Ruskin. Il tono è colloquiale pur parlando di una questione molto seria. La riforma dell’immigrazione è oggetto di tanti titoli, di estesi commenti e di dibattito al Congresso. Qui ci vengono presentate le riflessioni sul tema da parte di un arcivescovo che è sia immigrante, sia cittadino naturalizzato.
Una delle frasi ricorrenti nel libro, “l’immigrazione riguarda qualcosa di più dell’immigrazione”, per lui ha un significato personale. Il fatto che sia arcivescovo dell’arcidiocesi più grande del Paese, con una popolazione cattolica che supera i quattro milioni e con più battesimi all’anno delle sedi di Chicago e di New York City messe insieme, aggiunge significato al suo commento. Quando dice che la Chiesa cattolica in America non deve dimenticare di essere una Chiesa di immigranti, sa di che cosa parla. Nella sua arcidiocesi, afferma, “rendiamo culto e svolgiamo i ministeri in quarantadue lingue”.
Benedetto XVI ha elogiato i cattolici statunitensi per la loro “generosità» nell’accogliere gli immigranti, e i vescovi per il loro impegno a favore della riforma dell’immigrazione. Ma nessuno più dell’arcivescovo Gómez ha motivo di impegnarsi in tal senso. Egli salva dall’oblio l’insegnamento di Pio XII sull’immigrazione, la costituzione apostolica Exsul familia, e mostra come l’interesse per il benessere degli immigranti — nel passato e nel presente — sia coerente con la missione di carità della Chiesa. È significativo il fatto che il libro sia dedicato a Papa Francesco, “figlio di un immigrato e primo Papa dal Nuovo Mondo”.
L’arcivescovo Gómez osserva che, pur se nato a Monterrey, in Messico, ha sempre avuto una famiglia da entrambe le parti del confine. Di fatto, aveva dei parenti negli Stati Uniti, le cui famiglie stavano in Texas prima ancora che fosse una Repubblica e prima che diventasse uno Stato dell’Unione. Questa sorta di storia personale spiega perché gli preme commentare alcune tra le reazioni più xenofobiche alla questione dell’immigrazione negli Stati Uniti, anche se il suo tono conciliante è straordinario quando si pensa che proprio la sua gente viene spesso calunniata dagli stereotipi. Risponde in modo esauriente a un noto politologo che aveva criticato una lettura nativista della storia americana, la quale contrapponeva la dolcezza e la luminosità dell’eredità anglosassone alla tetra corruzione della cultura “latina”.
Parte della risposta dell’arcivescovo è costituita da una rilettura della storia cattolica americana, che mostra quanto siano stati importanti i contributi cattolici (gran parte dei quali spirituali e perfino mistici) per l’insediamento e la cultura ibrida degli Stati Uniti. Più volte viene menzionato A Nation of Immigrants del presidente Kennedy, che notoriamente elogiava il modo in cui l’immigrazione costituiva una chiave per l’identità della nostra nazione, anche se l’arcivescovo Gómez sottolinea che quel libro avrebbe potuto esaminare più a fondo la storia americana.
Il libro è breve, ma contiene molti elementi di costante riflessione. Di particolare importanza è la visione che l’arcivescovo ha del carattere unico dell’esperimento americano. Facendo riferimento alla famosa presentazione, da parte di Hector St. John de Crèvecoeur, del famoso sogno americano di una nazione fondata sui principi e sui diritti individuali, invece che sugli accidenti della storia e sull’eredità, l’arcivescovo Gómez porta il dibattito a un livello elevato di riflessione sulla cultura politica americana e sull’alienazione che la minaccia.
L’ultimo capitolo del libro, “The New America”, è il cri du coeur di un pastore e un invito, rivolto a tutti coloro che credono negli ideali politici ed economici noti come “sogno americano”, a partecipare a un rinnovamento nazionale. L’arcivescovo Gómez scrive una forte tesi conservatrice a favore della riforma dell’immigrazione.
Raccomando a ogni vescovo del Paese di inviare una copia di questo libro ai rappresentanti congressuali il cui distretto di competenza coincide con la loro diocesi, e di proporre di proseguire il discorso nell’ambito di una visita personale, e discutendone i contenuti a Washington. In modo particolare, raccomando ai vescovi di rivolgersi a quei rappresentanti che hanno dimostrato il loro impegno a favore della vita umana votando la recente legge che vieta l’aborto dopo la ventesima settimana, approvata dalla Camera dei Rappresentanti.
Sarebbe un peccato se, come ha detto Ruskin dei bei libri del momento, non si facesse buon uso di questo libretto. (Richard Antall – Osservatore Romano)



