A scuola gli stranieri eguagliano gli italiani

Roma – Le conferme sono più d’una. E arrivano, per la prima volta, anche dai social network. Le femminucce sono in generale più preparate dei maschietti, almeno nei primi anni di scuola, zoppicano un po’ con i numeri ma vanno come un treno con le parole. Gli stranieri stanno quasi eguagliando gli italiani, sia in italiano che in matematica. E il divario Nord-Sud, appena evidente alle elementari, diventa sempre più ampio andando avanti con gli studi. I risultati delle prove Invalsi, presentati ieri a Roma, dimostrano inoltre che il tasso di cheating (imbrogli) scende e che le scuole iniziano a fidarsi di questo metro di valutazione. Ma sono i 38mila post raccolti tra twitter e facebook, nella settimana in cui le scuole le hanno sottoposte ai ragazzi, a parlare dei nostri studenti più di tanti test. Il sentimento nazionale sul questionario che fotografa la qualità del sistema scolastico non è molto positivo, da Aosta a Agrigento. E pure ‘l’indice di felicità’ della rete nel giorno del test, il 17 giugno, è di dieci punti più basso della media (42%). L’ha misurato Voice from the Blog, lo spin off dell’università di Milano, insieme all’auto-valutazione dei giovani che ammettono: si copia e i prof aiutano (più al Nord che al Sud). Innanzitutto, per oltre la metà degli studenti le prove sono considerate molto difficili prima dell’esame; mentre però nelle regioni settentrionali il giudizio post Invalsi resta ‘difficile’ in un caso su dieci, nel Mezzogiorno il 53% degli alunni esce dal questionario senza aver cambiato idea. Si dicono impreparati, almeno per scaramanzia, sette adolescenti su dieci, gli stessi che comunque ammettono (con punte dell’84%) che i quesiti sono troppo lontani dai contenuti spiegati in classe. Il giudizio positivo, soprattutto sulla novità che introduce la prova nazionale anche in terza media, è di un terzo degli internauti; qui però a far salire la percentuale ci pensano i giudizi di adulti e docenti. L’Italia si riscopre vicina, invece, sul ‘cooperare’ alle risposte nei quiz; ammettono difatti che si riesce a copiare in media il 78% degli studenti e che gli insegnanti danno una mano oltre il consentito (12%). L’istantanea del web si affianca a quella scattata nelle 9mila classi campione del rapporto Invalsi. I ragazzi inciampano ancora troppo in grammatica, anche alle superiori, ma migliorano in narrazione. Nel Mezzogiorno il grande ostacolo resta la matematica, dieci punti sotto la media nazionale. Il contesto socio-economico- culturale influisce molto, è vero, ma è la scuola, e le risorse umane che in essa operano, a fare la differenza. Nessuna classifica o giudizio insindacabile dai risultati sugli istituti, precisa perciò il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, sono un modo per «conoscere quello che siamo» e per migliorarsi. Un giudizio «per la scuola» non «sulla scuola »; una filosofia della valutazione che va al di là del singolo punteggio, che non ha «intento punitivo», ma avvia un percorso. Come quello che ha portato il Nord Est in testa per risultati, con Trento e Bolzano regine indiscusse. Qui gli esiti di matematica degli istituti tecnici, considerate spesso scuole di serie b, superano di 16 punti persino i licei del Sud. (Alessia Guerrieri – Avvenire)