Lampedusa – Forse degli ultimi decenni è il primo viaggio pontificio più breve che le cronache dei vaticanisti registrano, meno di cinque ore. Certamente quello più breve in giorni di preparazione, 6 appena ne sono passati dall’annuncio, ore 12 del 1 luglio, al suo compimento, ore 9 dell’8 luglio. Anche se breve il viaggio di Papa Francesco a Lampedusa resterà una tappa impressa che la storia ricorderà, come quella nella Valle dei Templi di Giovanni Paolo II. Che cosa ha spinto Papa Francesco, lui figlio di migranti in Argentina, a Lampedusa, periferia d’Europa e porta d’ingresso per tanti migranti in cerca di una vita migliore? È lui stesso a dirlo all’inizio dell’omelia: “Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte. Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta, il pensiero vi è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza. E allora ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta”. Una visita, dunque, all’insegna della preghiera, che si è fatta richiesta di perdono: “Signore – ha detto il Papa – in questa Liturgia, che è una Liturgia di penitenza, chiediamo perdono per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle, ti chiediamo perdono per chi si è accomodato, si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore, ti chiediamo perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi”. Ma una visita anche per risvegliare “le nostre coscienze”. Il Papa non si tira fuori, parla in prima persona: “Tanti di noi, mi includo anch’io, siamo disorientati – ha detto – non siamo più attenti al mondo in cui viviamo, non curiamo, non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri… «Dov’è tuo fratello?», la voce del suo sangue grida fino a me, dice Dio. Questa non è una domanda rivolta ad altri, è una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi. Quei nostri fratelli e sorelle cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po’ di serenità e di pace; cercavano un posto migliore per sé e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte”. Il Papa da Lampedusa ha parlato al mondo, all’Europa e all’Italia, che non possono sentirsi assolti rispetto al fenomeno dei migranti e il diritto ad una vita degna per tutti. Ha parlato per ricordarci che nessun uomo è clandestino su questa terra. Ha parlato il Papa per dire alle nostre coscienze civili e cristiane che i morti in mare, circa ventimila secondo stime, certamente per difetto, ci interpellano, ci riguardano, e non possono lasciarci indifferenti. Un messaggio non colto da una parte della nostra classe politica, che anziché trovare soluzioni politiche per restituire dignità e giustizia ai migranti (e i respingimenti non lo sono) e contribuire a creare soluzioni eque e di sviluppo nei loro paesi, ha perso un’altra occasione per tacere, dimenticando che il Papa a Lampedusa non è andato per indicare soluzioni politiche al fenomeno dei migranti, ma ha chiesto di guardare con occhi nuovi, capaci anche di pianto (“chi ha pianto per questi morti? chi si è sentito responsabile?), al fenomeno di migliaia e migliaia di madri, bambini, giovani e uomini in cerca di una vita migliore. Il nome Lampedusa, come ha ricordato l’Arcivescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro, nella sua etimologia, ha insieme le accezioni di scoglio e di faro, “è scoglio al quale gli ultimi della storia si aggrappano per realizzare una vita migliore…ma anche faro che ricorda a tutti che ci sono delle esigenze di giustizia e di dignità che non possono essere soppresse”. Un’accoglienza diversa è possibile! Lampedusa ed i lampedusani sono lì a dircelo e il Papa li addita come popolazione modello per un’Europa che stenta ancora a capire la gravità dei morti in mare, incapace di scandalizzarsi chiusa nella sua bolla di benessere. O’Scià, Papa Francesco! Grazie! (Carmelo Petrone – L’Amico del Popolo)



