Roma – L’estate del piccolo schermo nostrano presenta appuntamenti ciclici ormai consolidati, complici gli spazi del palinsesto lasciati vuoti – con poche eccezioni – dai programmi di maggior richiamo e la necessità di proporre contenuti leggeri secondo stagione. “Circo estate 2013” (Rai3, martedì ore 21.05) dietro il titolo attualizzato con il riferimento all’anno in corso è una (ri)proposta che il pubblico delle famiglie italiane mostra di gradire.
La soubrette Andrea Lehotska, il “clown dei clown” David Larible e la modella Ainett Stephens vanno in pista per presentare i migliori spettacoli circensi degli ultimi anni, da Calgary a Pechino, con un particolare occhio di riguardo per il Circo di Montecarlo il cui parterre è regolarmente presidiato dal principe Alberto di Monaco e dalla (poco sorridente) moglie Charlene.
Di puntata in puntata, non mancano riferimenti alla storia del circo, spettacolo di lunga vita. A proposito: le prime prove circensi sarebbero state trovate addirittura nei geroglifici egizi, mentre nella Roma antica il circo era un luogo adibito a corse dei cavalli, esibizioni di animali, spettacoli di acrobati e giocolieri. Il termine, naturalmente, rimanda alla forma circolare dello spazio utilizzato, dovuta al fatto che le prime acrobazie fossero eseguite dai cavalli che avevano bisogno di uno spazio recintato per correre. I moderni circhi itineranti con tendone sono nati in Inghilterra e si sono poi affermati in Europa e nel mondo.
Le discipline tradizionali nascondono dietro al nome non soltanto un insieme di tecniche ma anche una vera e propria scienza: la “clownerie” rappresenta l’emblema del circo stesso, portando in pista pagliacci, mimi e maschere teatrali capaci di strappare la risata a grandi e piccini. La “giocoleria” è l’arte della manipolazione e impegna gli artisti in esercizi di destrezza, equilibrio e abilità con attrezzi vari e, spesso, oggetti di uso quotidiano. La “acrobatica” si fonda sulle capacità psico-fisiche dei circensi, spesso atleti che hanno praticato ginnastica a livello agonistico e che dopo la “pensione” intraprendono questa seconda carriera. Le “discipline aeree” impegnano quelli che sono generalmente chiamati i trapezisti, dal nome di uno degli attrezzi usati per compiere piroette, volteggi e salti mortali in aria fra lo slancio e l’atterraggio. I numeri con gli animali mettono in campo abili addestratori ed esemplari di fauna più o meno feroce piegati alla causa.
A portare le telecamere dentro il circo – o meglio: il circo di fronte alle telecamere – è stato più di altri Federico Fellini, che nella sua cinematografia ne ha riproposto a più riprese personaggi, ambientazioni e atmosfere. Sul piccolo schermo la rappresentazione è spezzata e discontinua, ma non per questo meno spettacolare. La varietà dei punti di vista, i primissimi piani sugli artisti e le frequenti carrellate sul pubblico sorpreso aumentano l’effetto di presenza, anche se le emozioni dal vivo mantengono una loro peculiarità.
I numeri da tendone catturano l’attenzione non solo dei bambini e dei ragazzi, ma anche degli adulti. Con l’eccezione degli animali addestrati (l’impressione è sempre quella di una triste ripetitività dei loro gesti innaturali senza scelta e in cambio dell’agognato cibo), le prove di ginnasti, acrobati, equilibristi e pagliacci strappano il sorriso e l’ammirazione di chi apprezza la loro dedizione e la loro professionalità, frutto di anni e anni di allenamento. E se di tanto in tanto ci scappa un errore, meglio ancora: ci ricorda che niente è facile né scontato come sembra nelle esibizioni di questi soggetti. (Marco Deriu)



