Milano – Ci sono sempre bambini scalzi in mezzo ai rifiuti, anche quando sono sepolti e bruciano come nella Terra dei fuochi. Che, sepolti, col caldo esalano miasmi soffocanti in aree prive di acqua e ricche di pantegane. E gli adulti hanno più difficoltà a lavorare causa crisi, mentre gli adolescenti ormai fuori dalla scuola rischiano di venire reclutati dalla malavita organizzata a Roma, Milano e a Napoli, dove la mala si chiama camorra. Così inizia un articolo, pubblicato questa mattina dal quotidiano Avvenire e che parla della situazione dei campi nomadi in Italia. “Anche in Italia abbiamo le periferie della Terra – spiega don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità voluta dal cardinale Martini a Milano, da anni in prima linea con i rom al giornalista Paolo Lambruschi, autore del servizio – che il Papa chiede di abitare. Noi ci stiamo in mezzo e da anni ospitiamo nuclei familiari sgomberati nel villaggio solidale di Parco Lambro”. A Roma dopo gli spostamenti dei campi operati dalla precedente giunta oltre il raccordo anulare in condizioni precarie, la rabbia negli accampamenti è alta perché le promesse non sarebbero state mantenute. A Napoli e provincia nei 13 campi autorizzati vivono almeno 5mila persone, tre quarti di origine balcanica, il resto romeni. Il giornale pubblica anche una intervista al presidente della Fondazione Romanì, Nazzareno Guarnieri che in queste settimane sta girando l’Italia per lanciare la campagna nazionale “Tre erre”, che sta per “Rispetto per te stesso, rispetto per gli altri e responsabilità per le tue azioni”. Un programma, più che una campagna.



