Papa Francesco: una giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria

Città del Vaticano – Una giornata di preghiera e digiuno per la pace in Siria e nel mondo. L’ha indetta Papa Francesco per sabato prossimo con un appuntamento in Piazza San Pietro dalle 18 alle 24. Un appuntamento per la pace in Siria e nel mondo intero che coinvolgerà non solo i fedeli cattolici ma anche quelli delle altre confessioni cristiane e delle altre religioni. “Vorrei farmi interprete del grido che sale dal terra, dal cuore del popolo, dell’umanità”, ha detto il Papa durante l’Angelus domenicale dedicato tutto alla questione della pace in Siria. “Vogliamo un mondo di pace. Vogliamo essere uomini e donne di pace. Vogliamo vedere scoppiare la pace, mai più la guerra”, ha affermato il pontefice aggiungendo che la pace è un dono troppo prezioso che deve essere promosso e tutelato”. Papa Francesco è apparso molto preoccupato. Dopo il consueto “buongiorno” rivolto ai fedeli, non commentato il Vangelo della domenica ma si è subito soffermato sul problema che coinvolge la Siria. “Vivo – ha detto – con particolare sofferenza e preoccupazione le tante situazioni di conflitto che ci sono in questa nostra terra. In questi giorni il mio cuore è profondamente ferito da quello che sta accadendo in Siria, è angosciato per i drammatici sviluppi che si prospettano”. Di qui “un forte appello per la pace. Un appello che nasce dall’intimo di me stesso. Quanta sofferenza, quanta devastazione, quanto dolore ha portato e porta l’uso delle armi in quel martoriato Paese, specialmente tra la popolazione civile e inerme. Pensiamo quanti bambini non potranno vedere la luce del futuro”. Con “particolare fermezza – ha proseguito – condanno l’uso delle armi chimiche. Ho ancora fisse nella mente e nel cuore le terribili immagini dei giorni scorsi”. “C’è un giudizio di Dio e anche della storia – ha detto con forza il Papa Francesco – sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire. Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace. Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza. Con tutta la mia forza chiedo alle parti in conflitto di ascoltare la voce della propria coscienza, di non chiudersi nei propri interessi, ma di guardare all’altro come a un fratello e intraprendere con coraggio e con decisione la via dell’incontro e del negoziato, superando la cieca contrapposizione”. Con altrettanta forza, il Papa ha esortato la comunità internazionale a fare ogni sforzo per promuovere senza ulteriore indugio iniziative chiare per la pace in quella nazione, basate sul dialogo e sul negoziato, per il bene dell’intera popolazione siriana. Non sia risparmiato alcuno sforzo – ha chiesto – per garantire assistenza umanitaria a chi è colpito da questo terribile conflitto, in particolare agli sfollati nel Paese a ai numerosi profughi nei Paesi vicini”. Agli operatori umanitari, impegnati ad alleviare le sofferenze della popolazione, “sia assicurata la possibilità di prestare il necessario aiuto”. Ed ha poi chiesto: “Cosa possiamo fare noi per la pace nel mondo? Come diceva Papa Giovanni, a tutti spetta il compito di ricomporre i rapporti di convivenza nella giustizia e nell’amore. Una catena di impegna per la pace unisca tutti gli uomini e le donne di buona volontà. È un forte e pressante invito che rivolgo all’intera Chiesa cattolica, ma anche estendo a tutti i cristiani di altre confessioni, agli uomini e donne di altre religioni e anche a quei fratelli e sorelle che non credono. La pace è un bene che supera ogni barriera, perché è un bene di tutta l’umanità”. Per Papa Bergoglio “non è la cultura dello scontro, la cultura del conflitto quella che costruisce la convivenza nei popoli e tra i popoli, ma quella del dialogo. Questa è l’unica strada per la pace. Il grido della pace si levi alti perché giunga al cuore di tutti e tutti ripongano le armi e si lascino guidare da un anelito di pace”. Ecco perché l’iniziativa di sabato prossimo alla quale sono invitati “nel modo che riterranno più opportuno i fratelli cristiani non cattolici e gli appartenenti alle altre religioni e gli uomini di buona volontà”. “L’umanità – ha spiegato – ha bisogno di vedere gesti di pace e di sentire parole di speranza e di pace. Chiedo a tutte le Chiese particolari, oltre a vivere questo giorno di digiuno, che organizzino qualche atto liturgico secondo questa intenzione”.  (Raffaele Iaria)