Annuario italiano dei diritti umani 2013: un cammino fatto di piccoli passi

Roma – L’edizione 2013 dell’Annuario Italiano dei Diritti Umani, curata dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università di Padova, è stata presentata ieri pomeriggio nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica, alla presenza, fra gli altri, del ministro degli Affari Esteri Emma Bonino. Lo studio, terzo della serie, offre dati aggiornati sullo sforzo del nostro paese di adattare la propria legislazione e le proprie politiche agli obblighi derivanti dal diritto internazionale dei diritti umani e dagli altri impegni che il Governo ha volontariamente assunto di fronte alla comunità internazionale. L’agenda, costituita sulla base dell’analisi delle raccomandazioni ricevute dall’Italia in ambito internazionale e degli aspetti di criticità emersi dall’Annuario 2012, è stata realizzata limitatamente ad alcuni punti: tra di essi, ha fatto notare Marco Mascia, Direttore del Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università di Padova, la ratifica del protocollo facoltativo alla Convenzione contro la tortura delle Nazioni Unite (OPTCAT). Quel che rimane da fare fungerà da biglietto da visita che l’Italia mostrerà in occasione del secondo esame periodica davanti al Consiglio dei diritti umani nel 2014. Il ministro Bonino ha sottolineato con orgoglio il suo impegno, giunto a buon fine, nel ricostituire il comitato interministeriale sui diritti umani, dopo un silenzioso tentativo di abolizione avvenuto nel corso degli anni. Oltre a questo il ministro ha ribadito l’impegno, al di là delle strumentalizzazioni di questi ultimi giorni, a lavorare per ridurre i tempi e il numero dei processi e l’intasamento nelle carceri in Italia. L’impegno del Ministero degli Affari Esteri, però, tocca anche la libertà religiosa che non è ancora unanime, fino alla lotta contro le mutilazioni genitali per le giovani donne. Guardando all’ambito specifico dei diritti dei migranti, tra le prime sei raccomandazioni ricevute, assieme a rifugiati e richiedenti asilo, vede priorità che nella Agenda 2013 vanno dall’affrontare il fenomeno migratorio come strutturale e non emergenziale, al rispetto di un’analisi individuale nei caso di richiesta di asilo politico, la soluzione dell’apolidia di fatto che riguarda 15000 Rom nati in Italia, o lo sviluppo di un sistema di identificazione rapido che limiti sostanzialmente la detenzione dei migranti; infine, la revisione richiesta da più parti sulla legislazione sulla cittadinanza, nell’orizzonte più ampio di uno “ius solii” europeo, legata al principio dello “ius humanitatis”. Avvalendosi di dati Istat relativi alla disoccupazione e alla povertà, l’Annuario vuole attirare l’attenzione sul fatto che lo Stato ha l’obbligo di tutelare i diritti economici, sociali e culturali parimenti a quelli civili e politici, in particolare che il lavoro è un diritto fondamentale della persona, non un mero principio filosofico. Seguono a ruota l’attenzione alle minoranze in genere, i diritti dei bambini, ancora troppo spesso violati, o la discriminazione razziale. Il volume, infine, passa in rassegna le pronunce giudiziarie emesse nel corso del 2012 che meglio illustrano la posizione dell’Italia in rapporto ai diritti fondamentali internazionalmente riconosciuti.