Roma – Il Presidente Mons. Francesco Montenegro, e il Direttore, mons. Giancarlo Perego, della Fondazione Migrantes hanno concluso la loro visita a Lampedusa, l’isola al largo della quale si è consumata la tragedia della morte in mare di oltre 300 migranti e di almeno 60 dispersi. La visita ha coinciso con l’incontro delle Caritas diocesane di Sicilia e di Caritas Italiana, a cui Presidente e Direttore sono stati invitati a intervenire. Mons. Montenegro durante la visita e l’incontro con gli operatori Caritas ha sottolineato la necessità di leggere la storia e di raccogliere ‘il grido di Dio’ e le lacrime segno della violenza e della morte che subiscono i nostri fratelli e sorelle migranti. Al tempo stesso, il Presidente ha esortato a condividere questo dolore insieme alla comunità ecclesiale e civile dell’Isola, che ha regalato segni stupendi di solidarietà, che dobbiamo sostenere e rafforzare. Il Direttore generale della Migrantes, nel suo intervento alla tavola rotonda su ‘Lampedusa, terra di confine’, presenti il vicesindaco e l’assessore ai servizi sociali di Lampedusa e della regione Sicilia, ha invitato i presenti a considerare Lampedusa terra di confine dell’Italia e dell’Europa, ma superando il concetto di confine come barriera, ma come strada da cui passano molte persone e famiglie per raggiungere altri Paesi e tutelare la propria libertà e la propria vita. Questo chiede che Lampedusa rilegga la vocazione della propria isola e città, a partire dai luoghi fondamentali: il porto, la piazza, l’ambiente, la scuola, il Centro di accoglienza, i luoghi di incontro e di vita, ma anche ripensi la propria cultura a partire da questo incontro con persone, oggi in cammino da 200 Paesi del mondo, migranti economici, rifugiati e vittime di tratta. Il Direttore ha concluso il suo intervento ricordando l’importanza di azioni immediate (come la nascita condivisa da Caritas e Migrantes di un Centro operativo per i volontari a Lampedusa, la presentazione a Lampedusa del prossimo rapporto sull’immigrazione e sui rifugiati di Caritas Italiana e Migrantes, l’attenzione alle famiglie con minori e ai minori con accompagnati presenti nel Centro, la realizzazione di un progetto di cooperazione internazionale della comunità di Lampedusa), di azioni a medio termine (dare strumenti nuovi di qualità di accoglienza e di vita agli isolani che vi abitano o arrivano, con l’attenzione a potenziare la scuola, i luoghi della tutela della salute), a lungo termine (un piano regolatore urbanistico e sociale per l’isola, con il contributo di alcuni grandi architetti italiani ed europei, la valutazione di gestire direttamente come città di Lampedusa il Centro di accoglienza, oltre che il suo rinnovo strutturale). La Migrantes auspica che questa tragedia, che ha segnalato profondamente la necessità della costruzione di una Casa comune europea anche a partire dal fenomeno delle migrazioni, diventi il punto di partenza per un impegno comune, di istituzioni e società civile, perché un’isola, porta d’Europa, sia messa nelle condizioni di accompagnare e accogliere chi inizia un viaggio di navigazione nel Mediterraneo.



