Reggio Calabria – Erano proprio le ultime ore di domenica scorsa quanto una serie di pullman si mosse dal porto di Reggio Calabria con destinazione il palazzetto dello sport di Pellaro con solito carico umano di uomini, donne e bambini, giunti a bordo di due pattugliatori della Guardia di Finanza e di una motovedetta della Guardia costiera al porto di Reggio. Già il barcone su cui i 226 profughi erano stipati ondeggiava paurosamente e cominciava a fare acqua: questione di ore, anzi qualcosa di meno per la vita di questi profughi, fuggiti dall’atroce guerra civile di Siria. Deve aver già prodotto qualcosa di buono la convocazione delle massime autorità cittadine e dei dodici sindaci maggiormente esposti agli imprevisti di questi sbarchi diurni o notturni (erano presenti anche rappresentanti del Coordinamento ecclesiale di pronto intervento, appena costituitosi in diocesi), una convocazione nella quale il Prefetto della Provincia ha chiesto ai sindaci di segnalare possibili centri di accoglienza sul proprio territorio, così da far scattare rapidamente l’accoglienza a gente disgraziata che mette piede a terra dopo giorni e magari una settimana di pauroso ondeggiamento nel Mare Mediterraneo. Fatto sta che la rapida accoglienza c’è stata e, direi, tanta premura, tanto calore umano da parte di chi, in divisa o all’insegna del volontariato, di è prodigato fino a quanto sopra le 220 brande si è spenta la luce e il rumore, consentendo finalmente una “Buona notte”. Uno sbarco questo che è come i tanti altri che si sono susseguiti a catena non solo in Sicilia ma pure in Calabria: se non erro, nel giro di dieci giorni è il sesto sbarco nei nostri porti calabresi. Ma quello di domenica sera ha qualcosa di novità, quasi un primato: quello della nazionalità, tutti siriani questa volta, senza eccezioni; quello della accoglienza già predisposta dal primo pomeriggio quando era in previsione questa sbarco serale; e quello dei componenti del gruppo che comprende 79 bambini e 42 donne: insomma donne e bambini costituiscono la maggioranza di questa strano equipaggio. Ed altra novità: è la prima volta che si mette in azione il menzionato il Coordinamento ecclesiale di pronto intervento: un comitato di area ecclesiale per le emergenze relative agli stranieri, come il succedersi di questi sbarchi. Il lunedì mattina rappresentanti del Collegamento erano sul posto per offrire il loro modesto servizio e nel pomeriggio vi tornavano con un primo quantitativo di indumenti e di scarpe (il mattino si erano visti tanti bambini scorazzare tra le brande a piedi nudi). Si è offerta la possibilità di intrattenere i bambini con giochi e divertimenti vari; si è data la disponibilità di cercare l’ospitalità per un gruppetto di minori non accompagnati. Tanto per cominciare e per convincere gli organizzatori che la nascita di questo coordinamento ecclesiale non è stata cosa inutile.(P. Bruno Mioli, Direttore Centro Diocesano Migrantes Reggio Calabria-Bova).



