Noto – Il Vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò, ha inviato a tutti i presbiteri e diaconi della sua diocesi una lettera in merito alla necessità di considerare i profughi non come stranieri ma piuttosto fratelli, figli dell’unico Dio-Padre. “Vi saluto cordialmente, nella speranza – scrive il presule – che solo il Risorto crea nella nostra esistenza, trasformando i nostri cuori continuamente, di giorno in giorno, rendendoli ‘cuori umani’, capaci di lacrime vere per le tante ingiustizie, per le innumerevoli sofferenze, ed oggi per la tanta afflizione che cogliamo nei tanti fratelli profughi, molti dei quali nemmeno giungono sulle nostre coste, perché muoiono in mare”. Mons. Staglianò chiede di “aprire il vostro cuore, di acuire la vostra intelligenza e sapienza, per uno sforzo ulteriore (e più grande) nell’accogliere i fratelli profughi che sbarcano nelle nostre coste, intensificando ciò che già spontaneamente si fa o si è fatto da parte di singole comunità ecclesiali e da tante persone di buona volontà. Mentre pensiamo nel tempo ad un segno diocesano – spiega – utilizzando le strutture esistenti, (che certo necessitano di interventi di sistemazione e di adeguato supporto umano per un’accoglienza dignitosa), invito le parrocchie e le comunità religiose a verificare le loro possibilità attuali di accoglienza, in termini di strutture idonee e già pronte e, soprattutto, di un’adeguata rete di volontariato per l’accompagnamento. Chiedo dunque ai Vicari foranei di fornire al più presto una mappatura di queste strutture, quanto più estesa al momento e senza ‘scremature particolari’”. Sul piano immediatamente operativo e progettuale, il presule ha istituito una Commissione tecnica che per conto della Diocesi dovrà interloquire autorevolmente con le Prefetture di Siracusa e di Ragusa. “Mi sono sentito per altro più volte – scrive il vescovo – con i rispettivi Prefetti di Siracusa e Ragusa, i quali si aspettano da noi grande collaborazione, per l’affidabilità che ci riconoscono, proprio per la ‘profezia’ che portiamo nel nostro DNA: noi amiamo le persone che accogliamo perché Gesù lo chiede, perché il Padre di Gesù è anche ‘Padre loro’, essendo ‘Padre nostro’ e noi tutti – anche loro, sono ‘nostri fratelli’. Oggi il cristiano potrà dunque dire ‘Padre nostro’, solo se a queste persone potrà/vorrà dire ‘sei mio fratello’”.



