L’ autunno delle primavere arabe

Brescia – E’ in libreria, pubblicato dall’Editrice La Scuola, “L’autunno delle primavere arabe” (pagg. 90; € 8,50): un lavoro di analisi e di interpretazione curato da Roberto Tottoli sui nodi cruciali fra “religioni e politica nel Mediterraneo islamico”. I contributi sono tutti di specialisti: Massimo Campanini con “L’Islam e le rivolte arabe in Nordafrica”; Roberto Angiuoni con “L’islam nell’Africa sub sahariana”; Manuela Borraccino con “I cristiani del Vicino Oriente s’interrogano sulle rivolte arabe”; Lea Nocera con “La Turchia tra rivolte arabe e proteste del Geziparkı: un modello in crisi?”. Un libro che non rincorre un’attualità quotidianamente sottoposta a cambiamenti, ma che, guardando con competenza alla realtà del Mediterraneo e alla sua collocazione strategica coglie all’interno di un quadro politico e sociale inevitabilmente oggetto delle maggiori attenzioni, la rilevanza delle dinamiche dei fenomeni religiosi, confessionali e interconfessionali. Insomma un’analisi a tutto tondo dell’elemento sempre più centrale, benché talora rimosso, nella consapevolezza del ruolo imprescindibile delle varie comunità islamiche, sunnite e sciite, delle minoranze cristiane e delle altre comunità presenti. Con una certezza finale che emerge dopo la lettura di questi saggi: se è vero che le dinamiche religiose non hanno determinato i conflitti, e che non ne sono forse la ragione principale, esse sono già entrate con forza nelle contese e saranno fondamentali quando, prima o poi, si arriverà a costruire il futuro di questi Paesi e di tutta la regione. Un futuro nemmeno troppo lontano che cambierà l’identità del mondo arabo. “Quello che sta succedendo tra Nordafrica, Vicino Oriente e, in forma ridotta, in molti altri Paesi musulmani rappresenta uno degli esempi migliori di come le vicende storiche siano razionali e logiche nel momento in cui prendono forma, ma allo stesso tempo imperscrutabili e non prevedibili nelle dimensioni, nei tempi, e nelle modalità. Quel Mediterraneo a cui l’Italia guarda con occhio colpevolmente distaccato – impegnando poche attenzioni, ridotte forze e ancor meno risorse – appariva senza dubbio a fine 2010 su binari instabili, per una sorta di precario equilibrio di lungo corso”, scrive Tottoli. E continua: “Dalla Tunisia alla Siria, dittature decennali si attrezzavano alle incognite delle successioni, con ai confini situazioni che apparivano ben più complicate. A Oriente stava il buco nero iracheno creato da instabilità continue e un’occupazione ormai alla fine dopo anni, mentre ancor più lontano Iran e Pakistan, per diverse ragioni, si ritrovavano sempre sotto l’occhio vigile dell’opinione pubblica occidentale, con a ridosso l’Afghanistan. Dall’altra parte, l’insidia della penetrazione qaedista nella cintura del Sudan storico, ovvero quella fascia sub-sahariana che va grosso modo dal corno d’Africa al Senegal, cominciava a complicare il quadro politico e sociale di realtà nazionali instabili oppure già immerse in realtà infiammate come la Somalia dei Shabaab o la Nigeria dei primi attentati di Boko Haram. E in mezzo, immancabile e sempre uguale, il conflitto palestinese, che viveva l’ennesima stagione di riavvicinamenti e allontanamenti”. Insomma le primavere arabe hanno sconvolto questa situazione, aggiungendo alle aree di instabilità realtà ancor più problematiche e in continua fibrillazione. Nordafrica e Vicino Oriente, dalla Tunisia alla Siria, sono in questo momento l’epicentro di un inquieto mondo musulmano con nuovi attori e una libertà di manovra che permette repentini mutamenti ancora in arrivo.