Reggio Calabria – A Reggio Calabria e dintorni, negli ultimi due mesi ci sono stati 6 sbarchi, circa un migliaio di persone: 1.500 nella sola Roccella Ionica da maggio ad oggi, 300 a Gioia Tauro. Qui il direttore della Migrantes diocesana, è ora padre Bruno Mioli, che, dopo anni di lavoro come responsabile dell’ufficio nazionale immigrazione e profughi della Fondazione Migrantes, continua a portare avanti con grande tenacia e determinazione la sua missione: “Insieme ad altre sette associazioni – racconta al SIR, mostrando con orgoglio i fogli – abbiamo proposto alle autorità cittadine e provinciali un protocollo di intesa. Vogliamo metterci a disposizione, per non essere colti di sorpresa e poter accogliere dignitosamente queste persone”. La prefettura ha già allertato i sindaci dei dodici paesi più coinvolti chiedendo di procurare delle strutture, con buoni risultati: “A Roccella Ionica, 4 ore dopo lo sbarco, i profughi erano già sistemati”. Quello che succede, però, è che dopo tre giorni non c’è più nessuno. “Quando arriva la polizia per prelevare le impronte se ne vanno. Nessuno vuole fare domanda d’asilo in Italia. Vogliono tutti andare Oltralpe”.



