Milano – Cosa significa crescere in Italia con una doppia difficoltà: essere originario di un paese straniero e disabile? È questo il tema al centro della nuova inchiesta della rivista “Popoli”, che nel numero di novembre racconta le storie di famiglie immigrate con figli disabili, con le loro criticità e incomprensioni, ma anche casi di integrazione e buone prassi, dal nord al sud del Paese. Una panoramica che parte dal centro Angsa (Associazione nazionale genitori di soggetti autistici) di Novara dove negli ultimi 2 anni sono arrivati i primi bambini di origine straniera: alcuni albanesi, una bambina africana e, da ultimi, una marocchina e un brasiliano. “Diversi i percorsi di provenienza, le diagnosi, il bagaglio culturale della famiglie: ma tutte accomunate dallo “shock” che affrontano i genitori italiani”, si legge nell’articolo. Come spiega Chiara Pezzana, neuropsichiatra infantile e responsabile del centro, per molti genitori immigrati l’ostacolo non è solo la lingua ma la comprensione culturale delle difficoltà dei propri figli autistici. Fondamentale è quindi il lavoro degli operatori, ma soprattutto dei mediatori su culturali.



