Chiesa Cattolica inglese fattore d’integrazione

Bruxelles – “Contribuire allo sviluppo di una riflessione pastorale della Chiesa in Europa” nel campo delle migrazioni, “per rispondere alla crisi immediata e per elaborare strategie ecclesiali per l’accoglienza e l’integrazione” di chi arriva da Paesi terzi. È uno dei temi che vengono trattati nel corso dell’Assemblea plenaria della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), che si svolge nella sede di Square de Meeus a Bruxelles. In agenda figurano anche una sessione dedicata al problema della tratta di esseri umani e alcune valutazioni dei vescovi in vista delle elezioni per il Parlamento europeo del maggio 2014. I vescovi che fanno parte della Comece, in rappresentanza delle Conferenze episcopali dei Paesi aderenti all’Ue, sono giunti nella capitale belga per partecipare in serata a un incontro pubblico sempre sul tema delle migrazioni. Cecilia Taylor Camara, consulente per le politiche migratorie del Catholic Trust for England & Wales, organismo caritativo britannico, ha portato la sua esperienza personale di immigrata dalla Sierra Leone. “La mia famiglia e io stavamo bene nel nostro Paese, non ci mancava niente, avevamo il lavoro, la casa. Ma a causa della guerra civile siamo dovuti fuggire da Freetown nel 1997 e da quel momento ho condiviso l’esperienza di chi lascia tutto” per salvare la vita. Con il marito inglese e i due figli piccoli, Taylor Camara viene trasferita nel Regno Unito. “L’impatto è stato difficile. In principio siamo stati separati per una settimana, non avevo notizie di mio marito. Sono stati i giorni più lunghi della mia vita. Poi pian piano abbiamo cercato di inserirci nella nuova realtà, in un quartiere a nord di Londra. Non avevamo niente, ma la fede ci ha aiutati. Abbiamo cominciato a frequentare una chiesa battista dove siamo stati accolti con molto calore umano. Poi ci siamo avvicinati, non senza fatiche, alla comunità cattolica, essendo io stessa cattolica. C’è voluto tempo prima di sentirci parte della parrocchia”. “Frequentavamo la messa, io facevo piccoli servizi di volontariato. Ma la vera svolta – spiega – c’è stata quando mi è stato chiesto di diventare catechista. In quel momento mi sono sentita parte della comunità”. Cecilia Taylor Camara è poi diventata operatrice del servizio ecclesiale per l’integrazione dei migranti; racconta: “Cerchiamo di creare reti di accoglienza per chi arriva da lontano. Ma l’accoglienza è difficile, perché i migranti sono spesso lasciati soli, sono malvisti, si pensa che siano venuti nelle società europee per sfruttarle e così ci si dimentica che quasi sempre si scappa da situazioni invivibili”, in cui non ci sono libertà, sicurezza, lavoro, diritti. Aggiunge: “La Chiesa cattolica nel Regno unito è diventata un fattore di integrazione perché si è accorta delle ricchezze che portano i migranti”, sia a livello sociale (in un’Europa che invecchia) sia ecclesiale, “riempiendo le chiese, partecipando in modo vivo e originale alle liturgie”.