Roma – Gli effetti della crisi riducono a uno spiraglio gli ingressi per immigrazione. Il prossimo decreto flussi, che attende solo la firma del presidente del consiglio, prevede meno di 18 mila nuovi permessi, ma comunque riservati in gran parte a conversioni di permessi di altro tipo già esistenti, come stagionali o di studio. La Direzione generale dell’immigrazione al ministero del Lavoro, sottolinea infatti “il perdurare di criticità del mercato del lavoro”, prima fra tutti la presenza di “oltre 500 mila lavoratori stranieri” disoccupati. A inizio anno arriverà comunque anche il decreto flussi per lavoratori stagionali – diversamente dalle voci che nei giorni scorsi lo davano per inutile – dimezzando però le previsioni di ingresso per lavori a termine nel settore agricolo e turistico alberghiero, 10 mila, la metà rispetto al 2012. Significativa “l’ampia disponibilità anche nel settore agricolo, di cittadini italiani espulsi dal mercato del lavoro”. Giovani che a quanto pare tornano ai lavori pesanti per anni snobbati dagli italiani. La congiuntura economica negativa, dunque, continua a colpire anche il mondo dei lavoratori immigrati. Il decreto flussi non stagionale – che dovrebbe essere approvato al prossimo consiglio dei ministri e che Avvenire è in grado di anticipare – prevede una quota di 17.850 unità. Dal dettaglio emerge che 3 mila permessi andranno a lavoratori già formati all’estero; 2.300 a lavoratori autonomi, 4 mila saranno riservati per chi ha già permessi di lavoro stagionale e può convertirlo in lavoro subordinato; ben 6 mila per chi ha già un permesso di soggiorno da studio, tirocinio o formazione e ha l’occasione di convertirlo in permesso di soggiorno per lavoro subordinato, 1.000 per lavoro autonomo, 1.250 ancora per conversione di permessi di soggiorno di lungo periodo rilasciati da altro stato membro dell’Ue, 200 per lavoratori extracomunitari che partecipano ai lavori per l’Expo 2015 di Milano; 100 infine a lavoratori di origine italiana. Per quest’ultima voce la Direzione dell’immigrazione presso il ministero del Lavoro segnala “l’alto tasso di ‘falsificazione delle origini’”: l’anno scorso erano arrivate per 100 posti ben 187 domande, ma solo 9 erano state accolte. Nonostante questo, anche nel nuovo decreto verrà lasciata la quota per i discendenti dei nostri emigranti. Per il decreto flussi non stagionale, poi, nella riunione con le parti sociali – tenutasi al ministero del Lavoro il 14 ottobre scorso – la direzione dell’Immigrazione ha fatto sapere che per quanto riguarda la programmazione del 2014 degli ingressi stagionali per i settori agricolo e turistico-alberghiero, “si evidenza l’opportunità di un’ulteriore riduzione rispetto all’anno precedente: le quote di ingresso – si sottolinea – dovrebbero attestarsi intorno alle 10.000 unità”. Già l’anno scorso il decreto del Presidente del consiglio, che aveva previsto inizialmente 30 mila ingressi stagionali, era stato prudentemente ridimensionato dal ministero del Lavoro abbassando la quota a 20 mila. Quest’anno la porta si chiude ancora di più. Tre le motivazioni: la prima è il ridimensionamento dei livelli occupazionali per colpa della crisi anche tra gli stranieri, soprattutto nell’industria e nelle costruzioni, mentre fanno eccezione i servizi alla persona; la seconda è la presenza, nel secondo trimestre 2013, “di oltre 500.000 lavoratori stranieri in cerca di lavoro”, ai quali “si somma la crescita della popolazione straniera inattiva” (ricongiungimenti familiari, stranieri di seconda generazione, profughi e richiedenti asilo); la terza è la disponibilità per lavori stagionali non solo di extracomunitari e comunitari, ma anche – si sottolinea – di disoccupati italiani. Un elemento di novità, confermato alla riunione anche dalla Conferenza italiana agricoltori (Cia): “Si registra una tendenza al rientro – afferma anche la Cia – degli italiani, soprattutto giovani, sul settore agricolo stagionale”. (Luca Liverani – Avvenire)



