Roma – Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi. Non sempre però è così, certamente non lo sarà per molti marittimi. Non si pensa mai a loro. La famiglia lontana, i bambini appena nati e guardati sulle foto ricevute, figli cresciuti senza la loro presenza, preoccupazioni ingigantite dalla distanza spazio-temporale. Per lunghi mesi dentro una nave, sempre vigili, sempre pronti: è severamente vietato distrarsi! Per queste persone Natale, Pasqua e tutte le altre feste sono giornate di lavoro, come le altre, con l’aggiunta di una grande nostalgia per non poterle vivere con le loro famiglia. Poco si sa di loro, veramente sono “intorno al mondo senza amore, come un pacco postale, senza nessuno che gli chiede come va”, per citare l’unica strofa che condivido della canzone di De Gregori. Per sei anni, ogni giorno, Natale e Pasqua inclusi, sia andando a bordo delle navi cargo sia accogliendoli al Centro Stella Maris, ho incontrato tanti marittimi. Mi ha sempre colpito che nonostante i turni massacranti, il lavoro duro, l’esposizione a tanti rischi, la mortificazione di essere invisibili ai più, di non avere il giusto e meritato riconoscimento per il lavoro svolto sono uomini fieri del loro lavoro, quasi una vocazione più che una professione. Questa è anche una delle ragioni che mi ha portato a sposarne la causa. Il pensiero a loro e alle loro famiglie è costante, e si traduce nell’impegno, come Apostolato del Mare Italiano, a promuovere condizioni lavorative più favorevoli per loro oltre, naturalmente, a sostenere tutte le Associazioni Stella Maris perché diano l’accoglienza più degna e più piena per il poco tempo che sostano nei porti italiani. Fra pochi giorni festeggeremo il Natale ma alcuni marittimi lo vivranno “prigionieri” della stessa nave prima servita con fierezza e competenza. Penso alla grande sofferenza di queste persone. Si inizia con il non essere retribuiti, il passaggio successivo prevede l’inganno mascherato dalla promessa che l’arrivo di una buona commessa permetterà loro di recuperare il credito maturato, perciò tra la prospettiva di sbarcare e perdere tutto e continuare, nella speranza di portare a casa il giusto dovuto, i marittimi si fidano e continuano. Purtroppo quando la nuda verità manifesta la sua crudeltà è già tardi per prevenire. La cambusa è vuota, finisce il gasolio e con esso tutta l’alimentazione che fornisce i servizi essenziali, nessuno provvede a fare bunkeraggio. Quando ogni speranza svanisce inizia la protesta dei marittimi e così intervengono i sindacati, normalmente l’ITF, si mette in moto la macchina della solidarietà delle Stella Maris e della Caritas, successivamente interviene il giudice ecc. Uomini fieri e profondamente feriti proprio nella sacralità della dignità umana, nella fiducia che hanno dato e mal ripagata. A scanso di equivoci, non si tratta di finzione letteraria ma di situazioni reali. Solo quest’anno, nel nostro Paese, ci sono state otto navi abbandonate. Attualmente abbiamo due navi ferme nei porti con a bordo l’equipaggio. La nave KENZA ferma nel porto di Cagliari con quindici marittimi a bordo (tutti marocchini), la nave STREAMLINE ferma nel porto di Ancona con tredici marittimi a bordo. 11 Ucraini, 1 Georgiano, 1 Russo. Quando la MLC 2006 entrerà a regime, qualcosa probabilmente migliorerà anche per queste situazioni limite e sempre più frequenti, complice anche la crisi economica che sembra protrarsi ad oltranza. Con riferimento alle due situazioni rimaste attive rivolgo un appello perché si faccia di tutto per tutelare la dignità di queste persone e si accelerino i tempi di una accettabile soluzione. Inoltre sarebbe un atto profondamente umano, per Natale, permettere ai marittimi delle navi abbandonate di poter scendere dalla nave. Per un giorno si trovi una qualche forma di soggiorno temporaneo e sia permesso che almeno a Natale possano sentirsi quegli uomini fieri che sono e ancora cittadini di questo nostro mondo. A loro e a tutti i marittimi unitamente alle loro famiglie, a tutti coloro che si adoperano per il benessere della gente di mare, giungano gli auguri più sinceri dell’Apostolato del Mare Italiano. (Don Natale Ioculano – Direttore Ufficio Cei per l’Apostolato del Mare)



