Mazara del Valllo – La grotta con la natività è posta su un porto, dietro a due fari che ne segnano l’imboccatura. I pastori sono migranti stretti su un barcone mentre altri, nei salvagenti, alzano le mani, tentano di aggrapparsi, nuotano disperatamente verso la terra; e qua e là nel mare affiorano corpi senza vita, senza volto, anonimi. Hanno scelto la rappresentazione simbolica e forte del dramma dei profughi che giungono sulle coste della Sicilia, gli adulti scout del Masci di Mazara del Vallo che in una delle parrocchie della periferia della città più araba d’Italia, Sant’Antonio da Padova, hanno trasformato la navata della chiesa in un allestimento che sembra un fotogramma della cronaca di uno dei tragici sbarchi avvenuti a Lampedusa.
“Il mare ingrossato dalle onde è realizzato in cartone e gesso liquido. Dentro una zattera in dotazione usualmente ai pescherecci, abbiamo realizzato statue di colla e cartone. Uomini dalla pelle nera e una donna col velo nero e in braccio il suo bambino. Sulla grotta la stella cometa indica Lampedusa. Non ci sono volti definiti proprio per rappresentare tutti, senza distinzione, anche coloro che hanno perso la vita e non hanno ancora un nome” – spiega il magister del gruppo Salvatore Abate–. Poco lontano, dentro la Cattedrale del Santissimo Salvatore, l’albero di Natale esprime invece la speranza, la voglia di ricominciare.
A realizzarlo sono stati i 45 ospiti nei locali dell’ex Seminario vescovile della Fondazione San Vito onlus, migranti in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato politico, cristiani e musulmani. Lo hanno pensato come un messaggio per tutta la comunità, addobbato con biglietti di auguri, quasi tutti in inglese e in arabo, in cui la gratitudine per l’accoglienza ricevuta si fa speranza di vita nuova. Molti sono messaggi semplici come “happy Christmas” altri esprimono desideri, progetti, aspirazioni.
“Sono grato di essere arrivato a Lampedusa, spero di poter andare presto in Francia”, scrive Simon della Nigeria, sbarcato la scorsa estate a Lampedusa e ora in attesa che sul suo futuro si esprima la commissione territoriale.
“L’albero di Natale è simbolo di un’attesa e di un radicamento che seppur precario è solido nella rete di relazioni intessute – spiega il vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero – Non c’è incarnazione oggi se non rendiamo protagonisti i nostri fratelli migranti riconoscendo la nostra comune umanità – continua – l’albero è un segno ma anche un monito. L’apertura al futuro per i rifugiati è un atto di fiducia nei nostri confronti ma vale anche per le nostre comunità. Siamo veramente aperti al futuro se ci rendiamo capaci di accoglienza”. (Lilli Genco – Avvenire)



