Gradisca d’Isonzo – Se Lampedusa è la frontiera meridionale, quella via mare, Gradisca d’Isonzo, con il suo Cara, il centro di accoglienza dei richiedenti asilo politico, è il confine nordorientale. Passano di qui soprattutto i profughi dall’Afghanistan e dal Bangladesh. Il Cara ne accoglie 174 e ieri c’è stata la visita di don Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, che ha presentato la 100° Giornata Mondiale del rifugiato (domenica la celebrazione) e le rassicurazioni di Papa Francesco: “Ho trovato un clima costruttivo tra i richiedenti asilo e i 100 operatori che si adoperano per la loro integrazione, attraverso molteplici attività – fa sapere don Perego –. Qui si può vedere il volto migliore dell’Italia, quello di una sapiente accoglienza che parte dal riconoscimento dei diritti della persona”. Vicino al Cara c’era, fino a qualche mese fa, il Cie. Oggi è chiuso, a seguito di ripetuti episodi di violenza. Ne hanno risentito, per lungo tempo, anche i profughi più tranquilli. Che aspettano di ricevere quanto prima lo status di rifugiato in modo da poter raggiungere altri Paesi europei. Per la maggior parte sono tutti giovani e maschi. Le donne sono per lo più africane. La sistemazione nell’ex caserma sconta aspetti di precarietà. Don Perego è sicuro che la giornata di domenica prossima segnerà un passo in avanti, in tutta la comunità italiana, verso la consapevolezza che la protezione di queste persone non è un optional “ma un dovere”. (Francesco Dal Mas – Avvenire)



