Cesena – “Migranti e rifugiati verso un mondo migliore”. È questo il tema della 100esima Giornata Mondiale delle Migrazioni di domenica 19 gennaio. Annuncio che è contemporaneamente la tesi che si vuole affermare, ossia che migranti e rifugiati sono un fattore che concorre a una nuova e migliore situazione di rapporti relazionali nei singoli Paesi e nel mondo intero. Voluta da San Pio X nel 1914 (allora a livello italiano, divenuta poi mondiale nel 2005) per richiamare l’attenzione e stimolare adeguati interventi delle Chiese locali in quei tempi soprattutto verso i migranti italiani, è divenuta sempre più un’occasione per focalizzare il movimento migratorio nel contesto attuale e interpretarlo nel futuro delle società nazionali e del mondo intero. Il fenomeno del resto è in continuo aumento e ha raggiunto livelli impressionanti: Secondo l’Onu sono 22 milioni i rifugiati e 120 milioni gli immigrati nel mondo. La mobilità umana, che di per sé è un diritto e un valore positivo, è ancora fortemente connotata da obbligante necessità: la fame per i migranti, le guerre e tirannie per i rifugiati. Questo rende il movimento drammatico, sofferto, inarrestabile. Una più giusta distribuzione dei beni (da tempo il 20 per cento della popolazione mondiale usufruisce dell’80 per cento dei beni) e la rimozione di oppressioni e totalitarismi per un adeguato riconoscimento dei diritti fondamentali della persona umana (prigionia ingiustificata, pena di morte, tortura sono praticati in modi diversi in quasi tutti i Paesi) sono obiettivi doverosi e comuni. La sofferenza e tenacia di quanti li subiscono sono al riguardo un insostituibile e decisivo contributo. In definitiva, è la famiglia dell’umanità che ne viene postulata e che va migliorata. È lo stesso Papa Francesco nel suo messaggio a chiarire le motivazioni del tema indicato: “Le nostre società – scrive – stanno sperimentando processi di mutua interdipendenza e interazione a livello globale che hanno l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita della famiglia umana, non solo negli aspetti economici, ma anche in quelli politici e culturali. Ogni persona, del resto, appartiene anche all’umanità e condivide la speranza di un futuro migliore con l’intera famiglia dei popoli”. E il nostro vescovo Douglas esprime nel suo messaggio una decisa riflessione di speranza: “Non ci nascondiamo, certo, le ombre, ma le luci sono più forti”, per concludere: “Noi non ci tiriamo indietro: come cristiani accogliamo il fratello. Lo stimiamo, lo guardiamo con occhi amichevoli: egli per noi, come ogni uomo, è immagine e somiglianza di Dio, egli è nostro fratello”. Appare allora stridente il contrasto con le politiche delle espulsioni, con la creazione della colpa di clandestinità per gli immigrati, con comportamenti indegni quali certe disinfestazioni per scabbia in un Centro di accoglienza, la gravità e inammissibilità di tragedie come il naufragio di centinaia di immigrati a Lampedusa il 13 ottobre scorso (qui dal 1999 a oggi sono sbarcati oltre 200mila profughi e immigrati). La battaglia, se così la si vuole chiamare, non è tanto per ottenere qualcosa di più, bensì per raggiunger qualcosa di diverso. (Silvano Ridolfi – direttore ufficio diocesano Migrantes Cesena)



