Mons. Galantino… da “esperti delle emergenze” a “professionisti dell’accoglienza”

Roma – “Finché noi continueremo a considerare l’immigrazione un’emergenza, siamo destinati come Chiesa e come società civile a perdere l’opportunità di crescere, da tutti i punti di vista. Finché continueremo a pensare che i centri di accoglienza (per lo più veri e propri lager) e la legge che prevede i ‘respingimenti (semmai con l’uso delle armi) sono la soluzione al fenomeno dell’immigrazione, noi continueremo a vivere nella paura e con la certezza che solo isolando e sterilizzando i bisogni delle persone immigrate riusciremo a garantire una risposta ai nostri bisogni”.
Lo ha scritto mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei e vescovo di Cassano allo Ionio, nell’editoriale del numero di Settembre del mensile della diocesi calabrese “L’Abbraccio” dopo un covegno sul tema “Integrazione e immigrazione”.
“Quante cose cambierebbero se – partendo dal dato di fatto che il flusso migratorio non sembra destinato a fermarsi – la Chiesa e la stessa società civile – aggiungeva il presule – si attrezzassero ad accogliere piuttosto che a fronteggiare le emergenze, con la speranza non tanto segreta che, passata l’emergenza, quei poveri cristi trovino collocazione altrove. Non importa dove, l’importante che sia fuori dal perimetro della mia casa. Eppure vi sono esperienze, anche dietro l’angolo di casa nostra, qui in Calabria, che mostrano tutta la positività – oserei dire anche il vantaggio – di convertirci ‘da esperti delle emergenze’ a ‘professionisti dell’accoglienza’”.
Dopo aver citato alcune esperienze in Calabria mons. Galantino aggiungeva: “mi viene il dubbio che per trasformare l’immigrazione, da emergenza in opportunità, ci vogliano donne e uomini un poco più illuminati; donne e uomini di Chiesa e delle Istituzioni capaci di dare un colpo d’ala al loro operato, con la creazione di spazi per progettualità coraggiose. Le uniche capaci di allontanarci da una politica per lo più clientelare e da un’azione pastorale paurosamente e sterilmente ripetitiva”.