“SaluteRom”: una ricerca presentata oggi a Roma

Roma – Sono 150 mila i rom presenti in Italia, almeno la metà sono stranieri, sebbene gran parte di essi risieda sul territorio nazionale da più generazioni. Non solo, nessuno di questi rom, provenienti da diversi paesi d’Europa, può essere considerato “nomade”, in quanto le ragioni del loro arrivo in Italia sono assimilabili ai fenomeni migratori per motivi umanitari ed economici. Tuttavia, di fronte alla situazione di vita spesso in condizioni di grave disagio di queste persone, le amministrazioni locali e le politiche sociali continuano a tergiversare o a proporre soluzioni che non rispondono ai loro bisogni reali, concentrandosi sull’allestimento di “campi nomadi” o sugli sgomberi di quelli abusivi. È quanto emerge dal libro “saluteRom. Itinerari possibili” realizzato dalla Caritas di Roma e presentato oggi nel corso del convegno nazionale “La salute dei rom: disuguaglianze vissute, equità rivendicata”, una giornata di riflessione che si sta svolgendo a Roma sulla salute dei gruppi rom che vivono in condizione di disagio socio-abitativo e sulle metodologie di intervento e di promozione sanitaria. L’incontro – che vede riuniti oltre 200 medici e operatori socio-sanitari di tutte le regioni italiane – è stato aperto dal saluto del cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la Diocesi di Roma, dal direttore di Caritas Italiana, don Francesco Soddu, dal presidente della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni e direttore Migrantes di Palermo e della Sicilia, Mario Affronti e dal direttore della Caritas di Roma, monsignor Enrico Feroci. Il libro, frutto di un’accurata analisi condotta dalla Caritas romana nell’ambito del progetto promosso dal “Tavolo Rom e Sinti” di Caritas Italiana, denuncia la miopia delle politiche finora condotte per i rom che hanno alimentato il già drammatico contesto di ghettizzazione ed emarginazione che questa etnia vive a causa dei pregiudizi e degli stereotipi negativi associati alla figura dello “zingaro”, rendendo i processi virtuosi di integrazione un miraggio che sembra allontanarsi ogni giorno di più. Le realtà abitative dei campi attrezzati, aree sovraffollate e isolate dal contesto cittadino in cui proliferano degrado e rassegnazione, e degli insediamenti spontanei, fatti di baracche improvvisate in luoghi malsani e sgomberate di continuo, non solo vanno contro ogni possibilità di inserimento socio-lavorativo di queste persone, ma agiscono in modo determinante sulla salute di adulti e bambini. I dati disponibili sul profilo di salute di questi gruppi “sono allarmanti: un’aspettativa di vita di almeno 10 anni inferiore a quella della popolazione maggioritaria; alti tassi di mortilità soprattutto nell’ambito delle patologie cardiovascolari, metaboliche ed osteoarticolari; diffusione di infezioni delle vie respiratorie e parassitosi intestinali, con un tasso, per i bambini rom che vivono nei campi, proporzionale al tempo trascorso in simili condizioni alloggiative”. Tale situazione si riflette sull’accesso ai servizi sanitari e sull’uso che i rom ne fanno, caratterizzato da abuso del pronto soccorso, diagnosi tardive, interruzione delle terapie, percorsi assistenziali discontinui e frammentari, aspetti che inducono a riflettere sulla capacità del sistema sanitario di accogliere le fasce di popolazione più vulnerabili e garantire loro le cure necessarie. Non solo per la mancanza di risorse economiche, ma anche per forme dirette e indirette di discriminazione nell’accesso ai servizi.