XXII Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes: alcuni interventi

Roma – “Viva soddisfazione per il percorso parlamentare, ormai avviato, volto ad un superamento del reato di clandestinità, come da sempre da noi auspicato”. E’ quanto espresso questa mattina a Roma da monsignor Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi e Presidente di Caritas Italiana, aprendo la presentazione del XXIII Rapporto immigrazione di Caritas e Migrantes. “Il tema dell’immigrazione e la presenza fra di noi di persone che provengono da altre culture e tradizioni – ha detto mons. Merisi – chiede maggior impegno di conoscenza e di apertura, coniugando in modo corretto i principi dell’ accoglienza, della legalità, del rispetto dei diritti umani, della integrazione”. Il rapporto presenta una rilettura del fenomeno della mobilità umana in chiave qualitativa, “innanzitutto valorizzando il lavoro delle diocesi”. Per Merisi “l’Europa è la terra promessa per moltissimi migranti e rifugiati ma non sempre il suo agire è ispirato ai principi di solidarietà a cui ci richiamano anche i trattati internazionali” e da questo dovrebbe scaturire la responsabilità di ogni cristiano di “lavorare per la casa comune”. Citando il Papa, il direttore di Caritas ha esortato a “non tacere sullo scandalo delle povertà nelle sue varie dimensioni”. Secondo il responsabili Immigrazione della Caritas, Olivero Forti, “i Cie (Centri di identificazione ed espulsione) rappresentano un sistema di misure inefficaci e inadeguate a rispettare i diritti dello straniero”: “Il trattenimento nei Cie – ha precisato – non soddisfa l’interesse al controllo delle frontiere e alla regolazione dei flussi migratori, ma sembra piuttosto assolvere alla funzione di ‘sedativo’ delle ansie di chi percepisce la presenza dello straniero irregolarmente soggiornante, o dello straniero in quanto tale, come un pericolo per la sicurezza”. “Le norme che regolano il trattenimento nei Cie – ha sottolineato – appaiono illegittime perché non rispettano le garanzie costituzionali”. L’abolizione del reato di clandestinità – ha aggiunto Forti – è “solo un passo verso il superamento di questi luoghi”.