Roma -Se ne parla da mesi, ma la ‘strana’ maggioranza che sostiene il Governo ha finora impedito di mettere all’ordine del giorno la revisione dei tempi di permanenza negli 11 Centri di identificazione ed espulsione (con circa duemila detenuti), teatro di rivolte, scioperi della fame e proteste plateali. Proprio a tutti questi problemi ha accennato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella lettera in cui invita ad «un’ attenta riflessione sui tempi di permanenza nei Cie». Al Viminale il viceministro dell’Interno, Filippo Bubbico, è al lavoro su un provvedimento che li porta dagli attuali 18 a due mesi. «La drastica riduzione del tempo di permanenza – ha sottolineato Bubbico – rappresenta un impegno fondamentale, non prorogabile ». Lo scorso primo gennaio un gruppo di migranti del Cie di Ponte Galeria aveva scritto al capo dello Stato chiedendogli di attivarsi per un cambiamento delle norme sull’immigrazione. Nei giorni scorsi è stato il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani, a portare nel Centro la risposta di Napolitano. Il presidente, ha spiegato Manconi, «ha evocato un punto cruciale, la riduzione dei tempi di permanenza nei Cie, che secondo noi vanno portati dagli attuali 18 mesi a 2 mesi, quanto basta per identificare un immigrato. In questi mesi abbiamo riscontrato un orientamento ampio del governo e del Parlamento a favore della riduzione dei tempi di permanenza, ma gli effetti pratici tardano a venire». E su una bozza di provvedimento (ancora da decidere se sarà un decreto o un disegno di legge) che fissa a due mesi la permanenza sta spingendo Bubbico. Confronti ci sono stati con l’Ufficio legislativo del Viminale. Le resistenze del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, sembrerebbero essersi attenuate. La misura, dunque, potrebbe approdare in tempi brevi in Consiglio dei ministri. E darebbe respiro a strutture che si sono rivelate spesso incubatrici di violenza. Statisticamente, peraltro, è stato accertato che se i migranti non vengono identificati nei primi due mesi di permanenza nei Cie, è difficile che possano esserlo successivamente. Bubbico ha messo in evidenza un altro aspetto critico. «In queste strutture – ha osservato – c’è spesso promiscuità, perché finiscono insieme persone che hanno compiuto reati e persone disperate costrette dalla necessità ad abbandonare i loro Paesi. Bisogna cercare di tutelare ognuna di loro, tenendo conto anche delle diverse esperienze e profili personali». Il viceministro punta anche ad «un prolungamento dei tempi di scadenza del permesso di soggiorno. Con la crisi economica molte persone che hanno lavorato in Italia rischiano di finire in clandestinità». (Avvenire)



