Malstrom (UE): rimpatri, avanti con norme umane ma efficaci

Bruxelles – Garantire procedure di rimpatrio “eque, umane ed efficaci”: è uno degli obiettivi dall’Ue in materia di migrazione irregolare: negli ultimi anni, soprattutto dopo il varo della “direttiva rimpatri” del 2008, la situazione sarebbe migliorata ma, come si legge in una comunicazione pubblicata dalla Commissione Ue, i progressi realizzati non sono sufficienti.
“Questi ultimi sono stati, sul piano pratico e legislativo, anni di grande cambiamento per tutti gli Stati membri, che hanno introdotto nuove norme per migliorare le procedure di rimpatrio”, spiega la Commissione. La direttiva rimpatri “dispone norme comuni chiare ed eque sul rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare e sull’uso di misure coercitive, sul trattenimento e i divieti di reingresso”. Eppure “si può fare di più per assicurare l’applicazione uniforme nell’Unione di tutte le garanzie previste e pratiche efficaci a tutti i livelli”.
Cecilia Malmström, commissaria per gli affari interni, commenta: “La direttiva, oltre a influenzare positivamente la legislazione e le prassi nazionali, è stata una molla di cambiamento per quanto riguarda la partenza volontaria e il monitoraggio del rimpatrio forzato. Ha contribuito a ridurre il periodo di trattenimento massimo in tutta l’Ue e a promuovere soluzioni alternative”.
La commissaria Malmström denuncia però che “la situazione relativa al trattenimento in alcuni Stati membri desta ancora serie preoccupazioni”. Gli aspetti che richiedono “maggiore attenzione” sono, per la Commissione, le condizioni di trattenimento, il “ricorso in misura più sistematica a soluzioni alternative al trattenimento”, procedure più rapide per l’incremento dei rimpatri. “Le cifre mostrano – secondo l’Esecutivo Ue – un notevole divario tra il numero di persone nei confronti delle quali è stata emessa una decisione di rimpatrio (circa 484mila nel 2012, 491mila nel 2011 e 540mila nel 2010) e quelle che hanno effettivamente lasciato l’Ue per effetto di tale decisione (178mila nel 2012, 167mila nel 2011 e 199mila nel 2010)”.
I principali ostacoli al rimpatrio “sono ravvisabili nei problemi pratici di identificazione dei rimpatriandi e nella difficoltà di ottenere la documentazione necessaria dai Paesi terzi”. Per queste ragioni “è essenziale una maggiore cooperazione” con gli Stati esteri di provenienza. La Commissione indica l’urgenza di dare adeguata attuazione alle norme esistenti, di “promuovere pratiche più uniformi e compatibili con i diritti fondamentali”, nonché dialogo e cooperazione rafforzati con i Paesi terzi e rafforzamento del ruolo di Frontex per il controllo delle frontiere. (Sir Europa)