Un piatto marocchino: una esperienza a Palermo

Palermo – Ultimamente ho seguito alcuni incontri di formazione per futuri catechisti, promossi in Diocesi di Palermo dall’Ufficio Catechistico e dall’Ufficio Migrantes. Tre incontri che hanno aperto il mio sguardo sul fenomeno migratorio, dandomi delle “dritte” su come vivere in positivo le relazioni interpersonali con i cattolici ed anche con i non cattolici. Ebbene, da pochi giorni avevo stretto amicizia con una donna marocchina, un po’ isolata dalle altre mamme della scuola. Ho fatto il primo passo avvicinandomi a lei. Abbiamo scambiato i nostri sentimenti in rapporto ai nostri figli che frequentano la medesima scuola. Con le feste pasquali ho pensato di invitare a cena a casa mia, lei e la sua famiglia. Inizialmente avevo pensato di esibire i miei piatti forti della cucina siciliana. Poi, mi sono tornate in mente quanto avevo ascoltato al corso di formazione, circa il rapporto con i migranti, circa l’errato e generalizzato modo di pensare di molti: “ormai sono qui da noi e debbano adattarsi alle nostre tradizioni”.
Allora per amarli bene cercando di farli sentire a casa loro, mi sono documentata su internet sui piatti tipici marocchini. Così ho preparato una cena con dei piatti marocchini, cercando di  farli al meglio. Lo sforzo, forse non sarà ben riuscito, anche se loro lo hanno molto apprezzato.
A cena, poi, ho spiegato loro che noi usiamo pregare prima di mangiare per ringraziare Dio del cibo. Poi ho invitato il loro capofamiglia che si chiama Abramo, a fare una preghiera secondo la loro usanza.
E’ stata una serata bellissima, nella quale abbiamo sperimentato l’amore unisce. Certo, per noi questa presenza dell’Amore è la presenza di Gesù. (Donatella Oliveri)