La Valletta – “La qualità della nostra accoglienza ai migranti, grida a Dio: chi accoglie i nostri fratelli ma non li tratta come cittadini sta commettendo una grave ingiustizia”:Lo ha detto con forza mons. Charles Scicluna, vescovo ausiliario di Malta, intervenendo al Seminario Internazionale di Studi europei su “Unione Europea e Mediterraneo: la crisi economica e il fenomeno delle migrazioni”, promosso dal Movimento Cristiano Lavoratori in collaborazione con Eza, Efal, Fondazione Italiana Europa Popolare, Azad e Uhm e con il contributo dell’Unione Europea. Mons. Scicluna ha richiamato tutti a una “solidarietà senza frontiere” e a guardare alle radici: “spendiamo molto, troppo, in interventi di ‘cosmesi’ – ha detto il prelato riferendosi alla qualità della nostra capacità di accogliere gli immigrati – quando invece dovremmo pensare molto di più alle radici del problema”. E la risposta, ha concluso, sta nel dialogo “interculturale e interreligioso”, perché ‘accogliere’ non può significare solo “mutua tolleranza: noi cristiani dovremmo accogliere con affetto e rispetto gli immigrati di fede islamica, dovremmo essere capaci di creare nuove sintesi culturali”. Durante il Seminario Vittorio Emanuele Parsi aveva inquadrato la sfida migratoria in uno scenario più ampio, ripercorrendo il cammino dell’Ue negli ultimi 25 anni, un cammino segnato da vicende spesso drammatiche, a partire dal crollo del Muro di Berlino fino alla caduta delle torri gemelle: avvenimenti che hanno contribuito a costruire l’Unione di oggi, “necessaria” sul piano economico e geostrategico, ma al contempo “debole” su quello della tenuta interna, della condivisione dei problemi e delle relative soluzioni. “L’Ue a 28, messa alla prova dalle trasformazioni dell’Europa orientale, dalle instabilità regionali del Medio Oriente e del Nord Africa, dalla crisi economica con le sue ricadute, dall’emergere di nuovi competitori mondiali, si deve ‘ripensare’, provvedendo a ‘radicali cambiamenti'”. In questo contesto, ulteriormente appesantito dalla lunga e grave recessione, ha detto infine Parsi, “è sotto gli occhi di tutti il fallimento delle politiche di vicinato”: sotto questo profilo “l’Ue è stata capace al massimo di inseguire gli eventi, subendoli”, come avvenuto ancora di recente nel caso dell’Ucraina. “L’Europa non è sufficientemente attrezzata in questa fase per fronteggiare” le conseguenze di sconvolgimenti epocali come i macroscopici flussi migratori che la stanno investendo. E tuttavia, ha concluso, non sono pensabili soluzioni alternative all’Unione: “siamo oltremodo certi che se l’Ue è uno strumento imperfetto, il ritorno a un quadro politico decisionale esclusivamente nazionale sarebbe una prospettiva di gran lunga peggiore” e “inadeguata ai tempi”.



