Trani – “E preghiamo anche per le persone che in questi giorni hanno perso la vita nel Mare Mediterraneo. Si mettano al primo posto i diritti umani e si uniscano le forze per prevenire queste stragi vergognose.”
Le parole che sono echeggiate durante l’Udienza di mercoledì scorso, possono sembrare frasi di circostanza, visto quanto è accaduto ed accade ogni giorno sul nostro mare Mediterraneo. Quello che rende tali espressioni veicolo per la preghiera vera è che a pronunciarle è stato il Santo Padre Francesco, nel cui sguardo severo si è potuto leggere una sorta di rimprovero per l’indifferenza con la quale tutti noi stiamo vivendo il dramma delle migrazioni.
Quello che, fino a qualche tempo fa ritenevamo un “fenomeno”, nel corso degli anni ha assunto la connotazione di cambiamento strutturale della società globalizzata.
Questo ha portato gran parte di noi ad ascoltare solo una sequenza numerica sulle vittime delle migrazioni, a confonderle magari con altre proiezioni magari economiche, cifre che sembrano uscire da un bollettino di borsa piuttosto che da un conteggio di vite umane.
Se solo avessimo il coraggio di sostituire quelle cifre (si stima in 20.000) con volti di uomini, donne, bambini, che hanno perso la vita nel terribile viaggio verso la speranza, rimarremmo realmente inorriditi dal numero di fogli che questi volti riempirebbero.
Oramai non basta più, se mai fosse servita, l’indignazione fine a se stessa, quel rintanarsi dietro frasi di circostanza ascoltate e lette in queste occasioni; se è vero che la gran parte di questi nostri fratelli proviene da Paesi considerati poveri, è altrettanto vero che in quello stato di povertà li tiene l’occidente industrializzato, che sfrutta le risorse minerarie dei Paesi del Centr’Africa, che non fa nulla per sedare i conflitti tribali solo per incrementare il commercio delle armi.
È il momento, questo, di riflettere su quale Cristo vogliamo testimoniare come Chiesa: se è quello descritto da Gesù quale “Bel Pastore”, oppure quello incarnato dai mercenari, da coloro che, dinanzi al perpetuarsi di queste vere e proprie stragi, volgono il capo dall’altra parte, nascondendosi dietro al classico: ”…e io che ci posso fare?”
Non interponiamo altri indugi e facciamo nostro l’invito accorato del Santo Padre nel pregare per coloro che vivono la tragedia delle migrazioni ma anche per sollecitare interventi di cooperazione fra i Paesi europei nel rendere dignità a coloro che hanno perduto, oltre agli affetti lasciati nei loro Paesi di origine, anche la speranza dell’incontro con il Buon Samaritano.
In questo compito ci aiuti la Vergine Santa, che ha a cuore la vita di ogni suo figlio, senza alcuna distinzione. (Riccardo Garbetta – Direttore diocesano Migrantes Trani-Barletta-Bisceglie)



