Roma – Si è spento ieri, all’età di 93 anni, il presidente dell’Ucemi (Unione Cristiana Enti Migranti Italiani) Adriano Degano. Era nato in Friuli, a Povoletto in provincia di Udine. Figlio di un emigrante e padre, a sua volta, di un figlio emigrante in Venezuela. Dopo un’infanzia di stenti e con un passato di combattente durante la Seconda Guerra Mondiale e nella Resistenza, ha lavorato presso l’INPS di Udine e poi è divenuto dirigente generale dello stesso istituto previdenziale a Roma. Presso l’INPS si è occupato prevalentemente di trattamenti pensionistici per gli emigranti e gli esuli, interessandosi di convenzioni internazionali per il ricongiungimento dei contributi versati all’estero. A Roma ha costituito il Fogolar Furlan, che ha presieduto per oltre quaranta anni, mettendo in rete le decine di migliaia di friulani residenti a vario titolo nella Capitale. Ai romani ha fatto conoscere i friulani e il Friuli, ai friulani ha fatto conoscere Roma e i romani e laziali. Come dirigente dell’Ente Friuli nel Mondo ha mantenuto però contatti con gli oltre 300 sodalizi friulani sparsi nel mondo. Quando questi ultimi arrivavano a Roma dai viaggi intercontinentali li accoglieva e li accompagnava a visitare la Città eterna. Anche lui è andato a trovarli in ogni latitudine e i suoi rapporti con il mondo dell’emigrazione per oltre mezzo secolo sono stati intensi e proficui, rinforzati da stampa periodica e altre pubblicazioni da lui editate. Ha poi collaborato con le strutture della Chiesa italiana, con la sua Diocesi di origine e con la Fondazione Migrantes, dove per decenni ha ricoperto l’incarico di revisore dei conti.
Tra i fondatori dell’Ucemi, è stato Presidente fino alla sua scomparsa, vale a dire per un ventennio circa. “Aveva – dice oggi il vice presidente Luigi Papais – ripetutamente chiesto di essere avvicendato, ma chi osava privarsi di un così importante personaggio che nel mondo dell’emigrazione nazionale non aveva pari? Certo, chi scrive e che lo ha avuto come maestro di primo ordine, lo ha in concreto sostenuto negli ultimi tempi, quando cioè le sue forze stavano venendo meno. Ma oltre ad essere una persona eccezionale era anche un raro fenomeno umano, di fibra e tempra fortissime. Fino a due mesi fa era attivissimo, lucidissimo, autonomo dal punto di vista fisico, capace di spostarsi, di scrivere e di programmare grandi cose”.
Per Papais dire Degano e dire emigrazione “era la stessa cosa. Gli interessava l’associazionismo, i rapporti tra le associazioni, i diritti sociali e quelli della cittadinanza compiuta anche per quanti stavano fuori dalla Patria natia. Lo ha fatto però con spirito innanzitutto cristiano: diceva che l’emigrante doveva essere un bravo italiano e un bravo cristiano. Allora si che si sarebbe fatto onore, perché un bravo cristiano non può che essere anche un bravo italiano! Questo è alla fin fine lo spirito dell’Ucemi, quello cioè di mantenere salde all’estero le radici italiane e cristiane, collaborando con tutti e sostenendo i missionari che sono al servizio degli emigranti. Insegnamento che ripeteva insistentemente, sempre e ovunque, dialogando e collaborando nello stesso tempo con tutte le altre associazioni centrali e storiche e con quelle regionali. Fare rete, fare squadra, sostenere gli italiani nel mondo, per fare grande la nostra Italia che dagli emigranti ha ricevuto tanto: dalle rimesse per ricostruire il Paese devastato dalle guerre al prestigio che molti italiani hanno saputo conquistarsi ovunque. Di fronte alle difficoltà non si arrendeva, diceva – ricorda Papais – che bisognava andare sempre avanti con coraggio e determinazione. A questa sua caparbietà e perseveranza dobbiamo tener fede, proprio ora che l’associazionismo è in crisi di risorse umane ed economiche, durante l’emigrazione giovanile e non solo sta riprendendo piede , con numeri crescenti e preoccupanti. Dobbiamo allora, nel suo ricordo, riprendere a lavorare sodo, nel solco della continuità coniugata al necessario rinnovamento. Se non vogliamo soffermarci a una commemorazione improduttiva, dobbiamo ritrovare noi stessi, la nostra spinta associativa, rinvigorendo la nostra rete in Italia e nel mondo”.



