Roma – Il dramma dei 45 morti nella stiva di un barcone pieno di oltre 500 migranti forzati, accompagnato al porto di Pozzallo dalla nave della marina militare italiana prestata a”Mare nostrum”, ha riportato drammaticamente l’attenzione sui viaggi della speranza che s’intensificano, superando ormai i numeri del 2011, e sulla responsabilità dell’Italia e dell’Europa di fronte a questa situazione umanitaria. I migranti forzati arrivano in Europa attraverso il confine dell’Italia. Una prima considerazione che ne consegue riguarda la responsabilità dell’Europa a presidiare un suo confine con strumenti di tutela, accompagnamento e identificazione delle persone e famiglie, uomini e donne, giovani e bambini che arrivano. “Mare nostrum”, contrariamente a “Frontex”, ha insegnato attraverso un’operazione militare umanitaria che si può tutelare, accompagnare e identificare questo popolo in fuga. Forse l’Europa potrebbe valorizzare e rafforzare in termini comuni “Mare nostrum”. Una seconda considerazione riguarda la distinzione tra accoglienza e presa in carico delle situazioni. L’Italia oggi, ma la stessa cosa potrebbe interessare in altri tempi e contesti altri Paesi europei, si trova ad accogliere 60.000 persone, che potrebbero diventare facilmente 90-100.000 entro la fine del 2014. Il ‘caso italiano’ potrebbe diventare una prima occasione di sperimentazione, da parte dell’Europa, per rafforzare ai confini una rete di accoglienza, con un percorso comune di prima accoglienza, per poi ridefinire il cammino dei migranti in Europa (Dublino III), con un visto umanitario. È chiaro che questo percorso chiede a ogni Stato dell’Unione un sistema-asilo in grado di avere un doppio percorso, di prima e seconda accoglienza, che preveda nei 28 Paesi complessivamente almeno 1 milione di posti. Una terza considerazione riguarda la politica estera dell’Europa a fronte di 19 guerre in atto: non è possibile non valutare concordemente in Europa gli impegni militari e le loro conseguenze. In questo senso, oltre alla situazione in Medio Oriente e nel Nord Africa, oggi si pone anche il problema della delicata situazione dell’Ucraina, che potrebbe vedere, qualora la situazione precipitasse, almeno un milione di profughi, alla luce del numero dei lavoratori e delle lavoratrici ucraine in Europa. Infine, una quarta considerazione riguarda gli impegni dell’Europa nella politica di cooperazione e sviluppo, che non può rimanere residuale, ma dovrebbe avere, alla luce della grave situazione soprattutto dell’Africa, una forte accelerazione degli investimenti in progetti. Diversamente – come ricordava già profeticamente Paolo VI nell’enciclica Populorum progressio – dovremo solo subire “la rabbia dei poveri”. La crescita dell’Europa dipende anche dalla capacità di rileggere il proprio ruolo internazionale come strumento di pace e di sviluppo, di cui la politica delle migrazioni rimane un tassello fondamentale. (Giancarlo Perego – Eurcom.org)



