La Migrantes e la pastorale dello spettacolo viaggiante: da oggi incontro a Roma

Roma – La pastorale della gente dello spettacolo viaggiante “non è centralizzata, ma alla luce delle indicazioni dello Statuto, che attualizzano l’ecclesiologia post-conciliare, favorisce l’attenzione della Chiesa anche a questa porzione di popolo di Dio”. Lo ha etto oggi pomeriggio il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Giancarlo Perego, aprendo i lavori del Coordinamento per la pastorale dello Spettacolo Viaggiante. “Senza una comunità di riferimento, senza una Chiesa non può esserci pastorale. Ci saranno semmai amici, precettori, ma non una Chiesa. In questi anni – ha spiegato – è maturata, anche attraverso lo studio e il coordinamento la dinamica duplice della pastorale della gente dello spettacolo viaggiante: evangelizzazione e promozione umana. La cura dell’evangelizzazione, che nasce anche nella prossimità di chi visita, incontra la gente dello spettacolo viaggiante, porta a condividere l’esperienza di fede (celebrazione e catechesi), ma anche le risorse di una comunità: perché siano tutelati i diritti dei lavoratori circensi, gli spazi di lavoro adeguati, la scuola dei bambini… Scindere i due aspetti significa dimenticare che la fede non è un’idea, ma un’esperienza di vita”. Questo – ha detto mons. Perego – chiede un’attenzione a collaborare con altri uffici diocesani come la famiglia, la catechesi, la pastorale sociale, perché la pastorale della gente dello spettacolo viaggiante, pur avendo caratteristiche specifiche, non può non relazionarsi e integrarsi con la pastorale ordinaria in generale e della mobilità umana (affidata alla Migrantes), così da arricchirla di nuove attenzioni e non costituire una pastorale parallela”. Le forme pastorali a favore della gente dello spettacolo viaggiante seguono poi i diversi soggetti della Chiesa. Una prima forma pastorale è quella all’interno del mondo dello spettacolo viaggiante, attraverso gli adulti. “E’ il protagonismo di fede che , come è importante in ogni famiglia, diventa importante anche in queste famiglie. Una seconda forma pastorale è quella della cura di chi arriva su un preciso territorio, che è compito della diocesi, delle unità pastorali, delle parrocchie. Il luogo europeo del cammino della gente dello spettacolo viaggiante ha fatto sì che vengano valorizzate in questi anni le comunità italiane all’estero e i diversi sacerdoti e operatori anche delle Migrantes: una risorsa importante sempre di più, come abbiamo ricordato nel recente corso di formazione. Abbiamo sacerdoti e comunità in Russia, in Ungheria, in Romania, in Germania, Francia, Svizzera, Belgio, Spagna, fino anche in Marocco…Nessuno, infatti, può essere esclusa da questa cura pastorale. E su questo aspetto abbiamo insistito in questi anni, perché anche per la pastorale della gente dello spettacolo viaggiante, si registra una debole prossimità delle parrocchie e, in esse, dei diversi operatori pastorali. Una terza forma pastorale, che dà un valore aggiunto in termini di servizio, è quella della vita consacrata che sceglie di vivere e camminare con la gente dello spettacolo viaggiante: i servi della Chiesa prima, ma anche le piccole sorelle oggi, i francescani talora tengono viva questa forma di pastorale”.
La Migrantes coordina e favorisce queste diverse forme pastorali, perché nessuna di esse venga meno, ma si rafforzino e si sviluppino anche in forme diverse. “Non si può pensare – ha edtto ancora mons. Perego – la Migrantes nazionale o diocesana come un’agenzia di collaboratori che per lavoro o ministero vadano in giro per l’Italia o la diocesi a celebrare sacramenti o fare catechesi: sarebbe una grave deriva pastorale rispetto alla presa in carico di ogni Chiesa di chi vive un’esperienza di fede in cammino”. L’augurio – ha concluso – è che le nostre Chiese al cui servizio noi siamo chiamati abbiano occhi aperti per vedere l’arrivo e il passaggio di questi nostri fratelli e sorelle, apprezzare il loro lavoro, custodire una cultura popolare per costruire la città”.