Portogallo: migrazioni e sfruttamento umano

Lisbona – I responsabili dell’area delle migrazioni della Chiesa cattolica portoghese allertano sulle situazioni di sfruttamento lavorativo e sul traffico di persone indotto dall’attuale crisi economica. L’Incontro nazionale dei 40 Segretariati diocesani delle Migrazioni, svoltosi nei giorni scorsi nella cittadina di Tomar, ha visto la partecipazione anche dei quattro rappresentanti della Missioni cattoliche di lingua portoghese di Andorra, Sudafrica, Francia, Olanda, e dei coordinatori delle Cappellanie degli emigranti africani e ucraini. Il documento finale, redatto sulla base della tematica centrale dell’incontro (“Lontano è più vicino di quanto s’immagina”) – riferisce Sir Europa – mette in evidenza che “i casi di abuso sessuale, servitù domestica, sfruttamento lavorativo, mendicità e adozione illegale che si verificano in Portogallo indicano che l’azione svolta a livello internazionale deve essere accompagnata da fondamentali e necessari interventi delle comunità locali”. Per rispondere al crescente traffico di esseri umani e ai più diversi tipi di sfruttamento, il documento propone “la promozione e l’uso di una rete ecclesiastica che faciliti il lavoro di accompagnamento spirituale e di vicinanza materiale alle vittime”, auspicando la formazione di agenti pastorali, in grado di “rispondere alle sollecitazioni concrete delle Chiese dei Paesi di accoglimento e alla realtà dell’attuale migrazione”. “In un’Europa in crisi, in cui gli impegni finanziari sembrano essere i soli criteri di orientamento, riteniamo necessario affermare nuovamente che il valore assoluto della dignità della persona umana deve divenire il fine principale delle politiche migratorie e di asilo”.