Clown therapy a Gaza

Gaza – In Israele c’è chi si ostina a ridere. Perché sorridere significa resistere. Sorridere significa pregare. Sorridere significa guarire. E ciò avviene presso l’ospedale francese di Gerusalemme per opera del clown italiano Pimpa (alias di Marco Rodari) e il sacerdote Mario Cornioli. La terapia del sorriso è la risposta alla carneficina senza regole; così i due si battono tra le corsie per non negare l’infanzia, anzi affermarla attraverso il suo diritto al gioco e alla spensieratezza, seppur di un istante. “È passata oramai una settimana dall’arrivo dei primi pazienti – spiega don Mario- ricordo benissimo quel primo giorno quando siamo arrivati e siamo rimasti scioccati dalla devastazione di alcuni feriti: carni bruciate e squarci impressionanti.
 
Ma il buon Dio ci ha aiutato ed ecco che nei successivi giorni mi sono ritrovato a fare l’assistente clown per riportare il sorriso nel volto dei bambini ricoverati. Grazie al Cielo ce l’abbiamo fatta”. Il nasone rosso del clown nell’ospedale è diventato la medicina più attesa, quella indolore e dal sapore di una pietanza desideratissima, come una leccornia dopo una faticata. “Tutti lo cercano – racconta don Mario – perché nell’orrore e nel dolore dei corridoi dell’ospedale, l’allegria e le magie del Pimpa hanno riportato un sorriso nel volto di tutti, piccoli e grandi”. Dietro ogni sorriso si nasconde però una lacrima, quella lacrima segreta che ogni pagliaccio cela agli occhi del mondo. “Oggi uno di loro è partito” -confida il parroco di Gaza- “non sono riuscito a rivedere il bel sorriso sdentato di Mohamed su quel faccione scuro scuro. Me lo ricordo ancora quando una settimana fa, in pochi attimi quel sorriso si è trasformato in una smorfia di dolore perché lo squarcio sulla pancia causato da chissà cosa non gli permetteva di ridere troppo”. (DM)