Germania e Spagna: “sì” a Frontex Plus

Roma – Sul fronte rovente dei flussi migratori, s’inizia a consolidare un asse fra i principali Paesi europei. Dopo l’appoggio della Francia e della commissaria europea uscente agli Affari interni, Cecilia Malmström, al lancio dell’operazione «Frontex Plus», che da novembre dovrebbe coadiuvare l’onerosa missione umanitaria italiana Mare nostrum (che dall’inizio dell’anno ha tratto in salvo oltre 115mila migranti, ma che costa 9 milioni di euro al mese solo per il soccorso in mare) l’Italia ha incassato ieri anche il «sostegno pieno» dei governi di Germania e Spagna, ottenuto dal ministro dell’Interno Angelino Alfano in due riunioni «bilaterali» a Berlino col suo omologo tedesco, Thomas de Maizière, e a Madrid con lo spagnolo Jorge Fernández Díaz. A riferirlo è lo stesso Alfano: «Così l’Europa cambia passo», ha detto in serata il ministro, che poche ore prima, dopo il summit di Berlino, aveva affermato: «C’è il sostegno della Germania a Frontex Plus e il riconoscimento del grande impegno italiano. È un giorno importante». Dal canto suo de Maizière ha riconosciuto come l’Italia abbia «un ruolo di particolare responsabilità e gode del nostro pieno appoggio». Adesso occorre, ha aggiunto de Maizière, «mettere fine alle accuse reciproche» e «cooperare per trovare una soluzione comune». Il ministro spagnolo Diaz ha invece assicurato «disponibilità a fornire mezzi marittimi, terrestri e aerei, con l’impegno della Guardia Civile», integrando i pattugliatori che aveva previsto di impiegare nelle operazione «Hermes» e «Guinea». Sempre ieri, si è tenuta una riunione tecnica fra esperti di Frontex e della Direzione per l’immigrazione del Viminale, per stilare una sorta di primo elenco delle priorità e delle risorse necessarie. Frontex plus dovrebbe entrare in funzione a novembre e a Bruxelles osservano come prima di allora dovranno essere reperiti fondi per sostenerla per «almeno sei mesi». Gli esperti del Viminale ipotizzano la necessità di altre navi (fra 3 e 5) e velivoli (almeno 2), da mettere in campo col concorso degli Stati membri, ma il costo per farlo potrebbe aggirarsi sui 500 euro l’ora. E invece, al momento, le uniche risorse sono quelle esistenti: il bilancio dell’agenzia Frontex è di circa 89 milioni di euro annui. Il Parlamento europeo ha anticipato l’intenzione di stanziare fondi aggiuntivi, ma solo fino a un massimo di altri 20 milioni di euro. E per quanto riguarda il bilancio 2015, è presumibile che venga presentato un emendamento di modifica, che però dovrà essere poi approvato dal Parlamento di Strasburgo e dal Consiglio. In ogni caso, fanno notare esperti della Commissione europea uscente, Frontex plus potrà garantire soprattutto «un rafforzamento dell’attività di vigilanza marittima e terrestre», più un aiuto alle funzioni svolte da Mare nostrum che non la sua sostituzione, poiché l’attività di search and rescue in mare, viene fatto notare, «rimane di diretta competenza dei singoli Stati membri». A parte il primo soccorso, resta inoltre aperta la questione dell’accoglienza in suolo europeo. Il trattato di Dublino prevede che gli “asilanti” debbano permanere nel primo Stato Ue nel quale hanno fatto ingresso, ma alcune decine di migliaia dei 115mila migranti giunti in Italia hanno già lasciato da tempo i confini nazionali, diretti verso altri Stati dove sperano di poter contare su legami familiari e reti di sostegno. Il nodo resta dunque la redistribuzione dei profughi sul territorio europeo, anche se sul punto gli Stati del Nord hanno già manifestato più volte le proprie resistenze, sostenendo di accogliere già un numero adeguato di migranti: «L’Italia e altri Paesi del Mediterraneo si impegnino a registrare i richiedenti asilo», ha ammonito ieri il ministro tedesco. Oltre a ciò, la nuova Commissione Ue (nella quale il presidente Juncker potrebbe assegnare una delega ad hoc per l’immigrazione) potrebbe lavorare sul piano diplomatico con gli Stati del Nord Africa. Fra le ipotesi c’è quella di un piano di accoglienza internazionale, guidato da Onu e Ue, per prelevare gruppi di rifugiati siriani, somali ed eritrei nei campi profughi, verificare le loro richieste d’asilo e trasportarli direttamente in Europa. (V.R.Spagnuolo – Avvenire)