Gesuiti: “Vie sicure d’accesso all’Europa per i rifugiati”

Roma – 141.891 migranti sono stati salvati grazie all’operazione Mare Nostrum, molti dei quali sarebbero morti in mare. Una risposta “ammirevole da parte delle autorità italiane. Eppure questa è una responsabilità europea, un obbligo internazionale e una sfida umanitaria”. Lo afferma oggi, a un anno dalla tragica morte di 368 migranti forzati – uomini, donne, bambini eritrei – a largo dell’isola di Lampedusa, il Jesuit Refugee Service (JRS), organizzazione dei padri gesuiti attiva in 54 Paesi nel mondo. Mare Nostrum – si legge un una nota diffusa oggi dal Centro Astalli – ha operato in acque internazionali e lì è dove si concentrano le maggiori perdite di vite umane. L’idea di “limitare le operazioni di soccorso e salvataggio di Frontex, l’agenzia europea per le frontiere, alle acque territoriali europee è assolutamente inadeguata”. Le operazioni di soccorso e salvataggio sono “fondamentali, ma da sole restano insufficienti. Anche con le operazioni più ampie organizzate dalle autorità italiane, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati stima che più di 2.500 persone siano morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo quest’anno. Solo poche settimane fa, un barcone con a bordo circa 500 migranti è affondato a largo di Malta, pare speronato dagli stessi scafisti”. “C’è il rischio concreto che tutti i progressi fatti finora per dare priorità al salvataggio delle vite umane siano vanificati. Non solo dobbiamo assicurarci di salvare in mare il maggior numero di persone possibili, ma dobbiamo anche offrire a persone disperate, in fuga da violazioni dei diritti umani fondamentali, dei canali alternativi e sicuri per arrivare in Europa. Non possiamo limitarci ad aspettare la prossima terribile tragedia”, afferma il direttore JRS International, Peter Balleis. Offrire ai richiedenti asilo un’opportunità di cercare protezione in un luogo sicuro diminuirebbe – si legge nella nota – il bisogno di fare ricorso a reti di trafficanti senza scrupoli. Gli Stati membri dell’UE dovrebbero mettere in atto misure concrete quali: stabilire un sistema di visti umanitari, consentire ai titolari di protezione sussidiaria il ricongiungimento familiare e aumentare la quota annuale di rifugiati nei programmi di re insediamento”. “Con l’acuirsi delle crisi in Medio Oriente e in Nord Africa, chiudere le nostre frontiere non fa che accrescere le sofferenze di migliaia di innocenti. I Paesi europei devono lavorare insieme per assicurare che emergano i nostri valori umani di compassione e ospitalità,” aggiunge Michael Schöpf sj, direttore del JRS Europa. Dopo la visita di Papa Francesco al Centro Astalli (sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati) l’anno scorso e i suoi continui appelli alla solidarietà, “abbiamo visto crescere il supporto ai rifugiati. Tante persone ci hanno contattato per iniziare il volontariato al Centro Astalli e tanti altri hanno mostrato, in molti modi diversi, interesse per la causa dei rifugiati”, afferma p. Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli: “avvertiamo le prime avvisaglie di quel necessario cambiamento della società che tutti auspichiamo, a partire dai piccoli gesti del quotidiano”.