Papa Francesco: la famiglia cristiana scuola di umanità

Città del Vaticano – Migliaia di fiaccole si sono accese sabato sera, al termine di una veglia di preghiera voluta dalla Conferenza Episcopale Italiana alla vigila del Sinodo straordinario sulla famiglia che si è aperto ieri con una celebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro. Le circa 100mila persone presenti in piazza che hanno partecipato all’evento hanno acceso ognuno la propria candela mentre Papa Francesco, che poco prima aveva tenuto la sua omelia – si è recato a venerare l’icona della presentazione di Gesù al Tempio di Gerusalemme, posta a uno dei lati del sagrato. Al termine della celebrazione, sono state lette le due preghiere per la famiglia composte, rispettivamente, da Benedetto XVI e Papa Francesco. “Questa è l’ora in cui si torna a casa”, ha detto il pontefice: “l’ora in cui si torna agli affetti, alla famiglia, al vino della gioia. Ma è anche l’ora in cui tante persone si ritrovano a tu per tu con la propria solitudine. In queste case è venuto meno il vino della gioia, la sapienza della vita”. Per il papa nonostante la cultura individualista “in ogni nato resta vivo il sogno di una porta aperta, di una storia a cui appartenere. Ed ecco la famiglia cristiana diventa una scuola senza pari di umanità. Contributo insostituibile a una società giusta e solidale”. Il Papa ha poi parlato del Sinodo che si apre. “Già il convenire attorno al vescovo di Roma è evento di grazia”, ha detto: un momento importante per il discernimento pastorale, per “prestare orecchio” al nostro tempo, ai doni e alle angosce degli uomini. Ed ha indicato, con tre parole, l’indirizzo che il sinodo dovrà prendere: “ascolto”, “confronto”, “sguardo”. Per il Sinodo “chiediamo dallo Spirito Santo il dono dell’ascolto”, ha detto Francesco. E “invochiamo la disponibilità al confronto sincero e aperto” per interrogarci sui cambiamenti e i problemi. Prima dell’arrivo del Papa, agli inizi della veglia, ad accogliere i padri sinodali è stato il segretario generale della Cei, il vescovo di Cassano allo Ionio, mons. Nunzio Galantino. Sono seguite le testimonianze di Roberta e Antonio di Benevento che presto coroneranno il loro sogno con il matrimonio. E poi Antonella e Nicola di Tivoli che dopo essere stati separati per sei anni, hanno ritrovato l’unità e sono tornati a vivere insieme. E ancora Margherita e Marco, una coppia di sposi di Novara: ai loro quattro figli si è unita una bimba in affido familiare. “Come Chiesa sentiamo di non voler combattere alcuna battaglia di retroguardia, né semplicemente di difesa”, ha sottolineato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani salutando il Papa: “intendiamo, piuttosto – ha spiegato – spenderci fra la gente, in un contesto che – se sul piano economico parla il linguaggio di una crisi grave perdurante – su quello culturale mette a dura prova motivazioni e scelte di fondo”. “Avvertiamo nel nostro cuore – ha aggiunto – il peso dell’incertezza e del disagio che attanagliano soprattutto i giovani, ritardando la realizzazione di progetti di vita; siamo testimoni della frammentazione che indebolisce i legami tra le persone, umilia la vita nascente ed emargina gli anziani, con il risultato d’impoverire il tessuto dell’intera società”. “Non vogliamo né possiamo rassegnarci a tutto ciò”, ha assicurato il cardinale a nome della Chiesa italiana: “Rinnoviamo, piuttosto, la responsabilità del nostro servizio, che ci chiama a promuovere e far brillare la grandezza e la verità della vocazione umana e del Vangelo del matrimonio e della famiglia”. In un momento difficile per le famiglie italiane la presenza in piazza alla vigilia di un momento importante come il Sinodo dedicato alla famiglia è una testimonianza vera. (Raffaele Iaria)