Roma – Feder.Agri. l’Associazione professionale agricola del Movimento Cristiano Lavoratori, ha organizzato un Seminario Internazionale di studi sul tema “Immigrazione ed agricoltura in Europa: un binomio chiave per costruire un futuro di diritti e sicurezza” in collaborazione con il Centro per gli Affari dei Lavoratori (EZA). Il Seminario si è svolto in una delle terre che maggiormente risente del fenomeno immigrazione: la Sicilia. L’agricoltura in questa terra rappresenta ancora una delle attività economiche sia in termini occupazionali che di valore aggiunto. Gli impiegati nel settore, infatti, secondo il dato più recente, ammontano a 106.000 unità, che rappresentano il 7,1% del totale occupati in Sicilia (la media nazionale è pari al 3,9%) e l’11% degli occupati in agricoltura nel Paese. Il valore della produzione agricola regionale rappresenta circa il 10% di quello nazionale e il 3,7% dell’intera economia siciliana. Nella tre giorni del seminario i vari esponenti delle tante delegazioni estere Austria, Romania, Bulgaria, Germania, Spagna, Portogallo, Cipro e Malta, hanno portato il loro contributo ponendo al centro del dibattito la nuova Politica Agricola Comune e nello specifico le sfide dell’agricoltura nel bacino del Mediterraneo. Tutte le argomentazioni esposte dai relatori nell’ambito dei lavori del seminario hanno assunto un particolare valore in un contesto territoriale, quale quello siciliano, in cui la presenza dell’impiego in agricoltura di immigrati è particolarmente elevata. Ad aprire la prima giornata è stato il Presidente Nazionale del Mcl Carlo Costalli il quale ha ribadito fortemente che “dobbiamo fare di tutto per fermare la strage in mare e l’Europa non può considerare gli sbarchi un problema ‘italiano’, ma è importante iniziare a preparare una risposta strutturale alle grandi migrazioni e capire quali spazi offra in tal senso la nuova politica agricola comune a un Paese come il nostro, a forte vocazione agricola”. Il lavori sono proseguiti con l’intervento del Presidente della Feder.Agri Alfonso Luzzi il quale ha sostenuto: “La nostra attenzione in questa tre giorni, si rivolge soprattutto ai lavoratori stranieri. Paesi come l’Italia, la Spagna e la Grecia sono riuniti in quello che è stato, a ragione, definito il “modello mediterraneo d’immigrazione”. L’immigrazione mediterranea è, per alcuni aspetti la più complessa. Il binomio immigrazione-agricoltura, costituisce una delle sfide di sviluppo più urgenti e promettenti per la nostra società”. Una lectio magistralis intensa è stata quella del Vescovo di Mazara del Vallo mons. Domenico Mogavero: “si parla di centralità del Mediterraneo ma vanno date risposte meno provvisorie perché da parte del mondo arabo c’è un interesse nuovo verso l’Italia. L’Occidente dovrebbe prestare un’attenzione nuova verso la sponda Sud e credo che abbiamo sprecato un’occasione formidabile, quella delle primavere arabe: non abbiamo capito che era una rivolta di popoli che chiedevano di essere accompagnati in un cammino nuovo verso il rispetto e la centralità della persona. Persiste un pregiudizio nei confronti del mondo arabo”. Il Mediterraneo “non è una frontiera, non è una barriera che chiude. L’atteggiamento della Chiesa è quello dell’accompagnamento e cura, dare senza pretendere conversioni o altro”, ha concluso il presule. Il nostro Paese in particolare, dal Secondo Dopoguerra ad oggi, ha subìto una profonda trasformazione: da terra di emigranti è diventata a poco a poco mèta di ampi flussi migratori. Questa inversione di tendenza è andata delineandosi fra gli anni Sessanta e Settanta, anni preceduti da una forte crescita economica che, iniziata nel 1950, e proseguita fino al 1980, ha aumentato il reddito pro-capite, migliorando le aspettative qualitative di vita, di lavoro e di ascesa sociale degli italiani tanto da non accettare più lavori così detti manuali. Oggi le problematiche che ci troviamo ad affrontare sono quelle di una società multiculturale, i cambiamenti intervenuti a livello economico e culturale, nonché le aspettative degli immigrati alla luce di effettivi processi di integrazione e stabilità. Agricoltura e immigrazione è un incontro tra due mondi dinamici e complessi ma che può e deve rappresentare il futuro. Mcl e Feder. Agri. con questo Seminario vogliono farsi promotori di questo binomio possibile perché non si parli solamente di immigrazione clandestina e di stragi in mare ma di lavoratori stranieri che assieme alle nostre aziende agricole contribuiscono in modo strutturale e determinante all’economia del Paese e rappresentano una componente indispensabile per garantire i primati del Made in Italy alimentare nel mondo. (Maria Pangaro)



