Roma – Il “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes è “uno strumento culturale che si propone di trasmettere informazioni, nozioni, conoscenze sull’emigrazione italiana del passato e sulla mobilità degli italiani di oggi attraverso un linguaggio semplice e immediato, aiutando la lettura e la comprensione di questi complessi fenomeni sociali”. Lo ha detto ieri sera il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Giancarlo Perego, intervenendo al seminario “Leggere l’Italia” promosso dalla Fondazione Fisba-Fat. Parlando dell’emigrazione italiane nel mondo il direttore Migrantes ha sottolineato come dall’Italia “non solo si emigra ancora, ma si registra un aumento nelle partenze che impone nuovi interrogativi e nuovi impegni”. “Ogni anno il nostro Paese è indagato da prestigiosi centri di ricerca nei suoi aspetti sociali, politici, economici”, ha detto il presidente della Fondazione Fisba-Net, Albino Gorini: “aiutati dalla capacità di lettura sull’evoluzione dell’Italia, alcuni relatori ci aggiorneranno sui cambiamenti intervenuti”. Documenti – ha sottolineato – che rappresentano “un patrimonio culturale, capace di supportare l’azione sindacale e ridare motivazioni culturali ed etiche per un impegno sempre più incisivo nella realtà concreta del mondo del lavoro”. “Da molti mesi, in Europa come in Italia – ha detto il ricercatore del Censis Giulio De Rita – ci dividiamo fra fautori del rigore e fautori della flessibilità, fra paladini delle regole ordinate dell’economia e paladini di una ripresa innervata della soggettività magari disordinata dei vari protagonisti economici. Eppure l’insieme dei richiami e delle proposte non incide sulle concrete decisioni degli interessati, delle imprese e delle famiglie coinvolte nella crisi attuale e nelle future vie d’uscita”. Durante i lavori anche la presentazione del dossier di Agrilavoro “La casa che rende liberi” che riassume le inchieste che descrivono le condizioni di degrado in cui vivono i migranti stagionali; nonché i rapporti delle istituzioni che non prestano “alcuna attenzione alla sistemazione abitativa di questi lavoratori”. (Raffaele Iaria)



