Roma – Circa 2.500 migranti soccorsi in mare in nemmeno due mesi. È positivo il bilancio del primo intervento umanitario “privato” e senza scopo di lucro ideato dalla famiglia di imprenditori italo-americani Catrambone, residenti a Malta. Ma i fondi messi a disposizione di tasca propria, circa 4 milioni di euro, sono finiti e a fine mese, per una raccolta fondi insufficiente, il progetto finirà. Lo ha annunciato ieri Regina Catrambone, che insieme al marito Christopher ha dato vita al Moas, Migrant offshore aid station. Nei giorni scorsi, la “Phoenix I”, l’imbarcazione di 40 metri messa in mare dal progetto per soccorrere i migranti e dotata di gommoni, droni e uno staff di esperti per rispondere alle prime necessità dei migranti, è partita per la terza e ultima missione di soccorsi quotidiani. Fin dall’inizio l’equipaggio ha lavorato a stretto contatto con le navi italiane impegnate nel Mediterraneo con l’operazione “Mare nostrum” cui ha consegnato i migranti quando non li ha trasportati in Italia. Ma dal primo novembre la “Phoenix” terminerà l’ultima missione e all’operazione “Mare Nostrum” subentrerà Triton. In 60 giorni sulle carrette del mare sono stati salvati anche tanti bambini e famiglie.



