Metropolis: le sfide europee dei prossimi vent’anni

Milano – Nella mattinata di ieri, al MiCo, Centro Milano Congressi, si è tenuta la quinta sessione plenaria dal titolo “Sustainable linkages: migration, food and culture” della Conferenza Internazionale Metropolis 2014, il Forum più importante a livello mondiale sull’Immigrazione, organizzato da Fondazione Ismu, in programma a Milano fino ad oggi. A moderare il dibattito Jan Rath, co-chair International Metropolis project, che ha introdotto i temi del giorno: lo sviluppo sostenibile e il rapporto tra cibo e migrazione. “L’immigrazione sta cambiando il volto delle città in vari modi: per esempio, per le strade si possono incontrare persone provenienti da diversi paesi, portatori di diverse culture e che mangiano cibi diversi”, ha detto Rath a mergine della conferenza, “nell’economia è molto importante la presenza di persone con diversi punti di vista e con esperienze disparate: la creatività nasce proprio dall’incontro fra diverse culture”. Durante il primo intervento la ricercatrice Koko Warner, della United Nations University, ha analizzato il rapporto tra i cambiamenti climatici e le migrazioni presentando le conclusioni dei suoi studi. “Le famiglie scelgono di emigrare per ridurre la dipendenza dalle condizioni climatiche del paese di origine”, ha detto Warner. L’aspetto principale su cui si è soffermata la Warner è che la famiglia rimane il nucleo fondamentale all’interno del quale vengono prese le decisioni. Jonathan Crush (Cigi Chair in Global Migration and Development) ha presentato i dati della sua ricerca relativa alla crescente urbanizzazione soprattutto nei paesi in via di sviluppo e le conseguenti difficoltà che questo fenomeno crea rispetto alla distribuzione del cibo. Crush ricorda che a partire dal 1960 la predominanza urbana sul mondo rurale sta crescendo esponenzialmente. “In alcune città, soprattutto dell’Africa, i flussi migratori fungono da motore per l’urbanizzazione”, ha sottolineato lo studioso, “questo comporta un elevato e crescente processo di impoverimento delle diete oltre che una vera e propria mancanza di cibo. Inoltre nel Sud del mondo i junk food sono più economici della frutta”. Crush conclude denunciando il fatto che “C’è uno scarso investimento sull’educazione alimentare e che le governance internazionali prestano poca attenzione a questa problematica”. Ching Lin Pang (Leuven University) ha presentato il suo caso studio sulla produzione e il consumo di caffè in Cina, cercando di dimostrare quanto anche un prodotto così particolare come il caffè abbia un influenza sulle dinamiche dei flussi migratori. Infine Ezra Rosser (American University, Washington College of Law) si è concentrato su un aspetto particolare del fenomeno migratorio: il trasferimento di denaro dei migranti ai loro paesi di origine, sottolineando quanto anche questo processo soffra per la crisi economica. La seconda sessione plenaria è stata moderata da Alberto Martinelli, dell’Università di Milano, ed era intitolata “What comes after 2014? Migration Governance in the Eu post-Stockholm program”. Il primo relatore a prendere la parola è stato Yves Pascouau (European policy centre) che ha provato a tracciare un panorama possibile per le politiche europee sull’immigrazione all’indomani della scadenza del programma di Stoccolma nel 2014. Il ricercatore ha spiegato che, nonostante la mole di documenti prodotti dall’Unione Europea, ci sono ancora molti nodi da sciogliere. “E’ necessario identificare con precisione le sfide dei prossimi vent’anni in un’ottica a lungo termine, ma bisogna discuterne a partire da ora”, ha sostenuto Pascouau, “sarebbe opportuno mettere al centro dell’agenda europea la questione sulla mobilità e la protezione delle persone sia all’interno che all’esterno dell’Unione”. Per Pascouau un aspetto cruciale sarà quello di “integrare le politiche sull’immigrazione regolare e irregolare soffermandosi sull’influenza che sviluppo, commercio e tutela dei diritti umani hanno sul fenomeno migratorio”. Pascouau ha concluso che “sono necessarie politiche attive e non reattive” rispetto alle sfide poste alla governance europea. Kristof Tamas (the Migration Studies Delegation) ha analizzato le politiche del lavoro sulla migrazione dell’Unione europea soffermandosi sull’approccio globale rispetto ai temi della mobilità e del dialogo internazionale. La conferenza si è conclusa con l’intervento di Andrew Geddes (University of Sheffield): “Il diritto d’asilo in Europa è un tema fondamentale: molte delle persone che lo richiedono si trovano di fronte a minacce serie e al rischio di persecuzioni. La chiave, per l’Unione Europea, è la solidarietà: infatti, alcuni Paesi si sentono particolarmente coinvolti sul tema (l’Italia probabilmente è uno di questi) e hanno l’impressione che altri Paesi stiano cercando di scaricare le proprie responsabilità in questo campo. Alcuni stati membri fanno molto più di altri: la sfida dell’Unione Europea è di dimostrare questa solidarietà”.