CEI: da ieri ad Assisi l’Assemblea generale

Assisi – C’è un “fantasma” che si aggira ormai da tempo per l’Occidente. Ha un nome unico, «nichilismo», ma il suo cognome varia a seconda delle situazioni. Può diventare «individualismo» che mina la famiglia come una specie di «cavallo di Troia»; può trasformarsi in «indifferenza, interesse e malaffare», cioè tutto ciò che impedisce ai giovani di trovare il lavoro; e può manifestarsi come «crisi culturale» che indebolisce la società e la politica (quest’ultima «da rifondare»). È lo scenario dal quale ieri pomeriggio ha preso le mosse il cardinale Angelo Bagnasco per aprire la 67ª Assemblea generale dei vescovi italiani. Nella Domus Pacis di Assisi – dopo che il nunzio in Italia, monsignor Adriano Bernardini, aveva letto il messaggio inviato dal Papa – il presidente della Cei ha tenuto la sua prolusione. Il porporato non si è limitato a illustrare il tema portante dell’assise (la vita e la formazione permanente dei presbiteri), ma ha toccato i temi più caldi dell’attualità, mettendo l’accento soprattutto sulla famiglia («è irresponsabile indebolirla»), sul «pervicace progetto di eliminare la presenza cristiana dal Medio Oriente» (un’«ingiustizia che sa di genocidio») e sulla situazione del Paese, con l’auspicio – tra l’altro – che resti in Italia «il patrimonio industriale e professionale di riconosciuta eccellenza». Bagnasco ha inoltre annunciato che Francesco andrà a Firenze nel novembre del 2015 per partecipare al Convegno ecclesiale nazionale. L’argomento occupa largo spazio nelle sette cartelle della prolusione. Essa, ha ricordato il presidente della Cei, «è sorgente di futuro». «Per questo è irresponsabile indebolirla, creando nuove figure – seppure con distinguo pretestuosi che hanno l’unico scopo di confondere la gente e di essere una specie di cavallo di troia». L’amore, ha sottolineato Bagnasco con riferimento ai lavori del recente Sinodo che ha chiesto «una cura pastorale anche per le famiglie fragili e ferite», non è solo sentimento, ma decisione; «i figli non sono oggetti da produrre, pretendere o contendere», ma «hanno diritto a un papà e una mamma». Per questo, in nazioni come l’Italia in cui la famiglia ancora tiene, occorre essere «fieri» di questa caratteristica. Il cardinale, dunque, non ha omesso di ringraziare le famiglie italiane («onore e speranza della nostra terra») a nome dei vescovi, della comunità cristiana e – ha sottolineato – «anche a nome del Paese». E a proposito di speranza, Bagnasco ha ricordato le «difficoltà persistenti» legate alla disoccupazione, ma ha invitato a non desistere. Bisogna fare «ogni sforzo» affinché l’eccellenza delle nostre industrie «possa rimanere saldamente ancorato in casa nostra». E quanto ai giovani, spesso «rassegnati al non lavoro», ha denunciato: «Si sta perdendo una generazione». «Che cosa sarà di tanti giovani? Quali vie li attendono se sono costretti a rimanere ai bordi di una società che sembra rifiutarli? Quali loschi personaggi – in Italia e altrove – sono pronti a farne scempio per i loro interessi?». Domande inquietanti, che evidentemente attendono una risposta dagli adulti. Il presidente della Cei ha ricordato il ruolo educativo della scuola, che deve aiutare a fare sintesi nelle tante informazioni, senza cedere alla «sirena tecnologica». E per ciò che concerne le scuole cattoliche, esse «non sono per i ricchi», ma strutture pubbliche, che tuttavia «non godono ancora» della giusta attenzione e che, con il calo dei contributi, vivono «in perenne affanno per pagare stipendi e strutture». Severo il monito del cardinale al mondo della politica. Occorre ricostruire, ma «non le macerie delle case», come nel dopoguerra, quanto piuttosto «le macerie dell’alfabeto umano». «Per rispondere al “che cosa fare?”, è necessario chiederci chi siamo, che cosa vogliamo essere». In altri termini «bisogna rifondare la politica» e il punto di partenza è «l’ascolto delle sofferenze», perché solo così la politica stessa potrà tornare a «essere forma alta di servizio». Bagnasco ha parlato anche del recente viaggio a Gaza della Presidenza Cei, chiedendo di mettere fine al «crimine contro l’umanità», perpetrato nei confronti dei cristiani oggetto della violenza terrorista («non possiamo tacere», ha detto). Ma soprattutto si è soffermato sui sacerdoti. Facendo eco al Papa, che nel suo messaggio ha chiesto non «sacerdoti clericali o funzionari», ma «”ponti” per l’incontro tra Dio e il mondo», il porporato ha detto: «Le difficoltà derivanti dalla diminuzione del clero o da altre situazioni dolorose le conosciamo e le affrontiamo con la nostra responsabilità di pastori». Ma «i problemi non offuscano per nulla la realtà del nostro clero che si dedica al proprio ministero accanto alla gente con ammirevole generosità» (Mimmo Muolo – Avvenire).