“Le seconde generazioni a Forlì”

Forlì – Il rapporto “Le seconde generazioni a Forlì”, presentato domenica scorsa – è frutto di una ricerca promossa da Caritas e dal Servizio Migrantes, dal comitato promotore della Settimana del Buon Vivere e dall’Università di Bologna, Campus di Forlì, che grazie all’equipe di ricerca formata da Maura De Bernart, Alessandro Martelli, Alessandro Bozzetti e da Ruggero Maffione e in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Provinciale ha prodotto questa indagine sulle condizioni di vita, le percezioni, i sogni dei giovani delle cosiddette Seconde Generazioni, italiani e stranieri pienamente inseriti nelle comunità ma non (ancora) cittadini. L’indagine, svolta tra gli studenti delle classi seconde e terze della Scuola secondaria di primo grado, delle classi prime e quinte della Scuola secondaria di secondo grado, a cui vanno poi aggiunti quelli dei Centri di Formazione Professionale (CFP) e del Centro Territoriale Permanente (CTP) del Comune di Forlì (il cui bacino complessivo è di poco inferiore a 10.000 persone), è stata condotta mediante la somministrazione di questionari, in forma anonima, ad un totale di 1.026 studenti. Si è scelto la classe scolastica come unità di analisi, interpellando dunque tutte le studentesse e gli studenti di ciascuna classe scelta, figli di famiglie italiane come di famiglie immigrate, cittadini italiani e non. Il campione equivale al 5% dell’intera corrispondente popolazione scolastica su scala provinciale, e ad oltre il 10% su scala comunale. La scuola è un luogo, un occasione importante in questo percorso: si fa carico e svolge un ruolo fondamentale di inclusione sociale, di scambio e di apertura fra queste generazioni e fornisce ai ragazzi le capacità e le competenze che dovranno poi spendere sul territorio che abitano. Ciò che viene presentato all’interno del rapporto riguarda complessivamente i percorsi della vita quotidiana e delle interazioni dei giovani intervistati, i loro più complessivi rapporti ed orizzonti intergenerazionali e poi – più riflessivamente – le varie questioni di cittadinanza che loro avvertono, e che si pongono oggettivamente ed infine gli orientamenti e le aspettative che emergono per il futuro. Una sottolineatura particolare merita la situazione familiare, caratterizzata da fragilità. Un terzo degli intervistati vive in assenza di un genitore o entrambi. Questa mancanza di punti di riferimento, di punti di appoggio rende difficoltoso il percorso verso l’adultità. Inoltre, per quanto riguarda i ragazzi stranieri, ciò che viene sottolineato è l’incertezza relativa alla cittadinanza, sia per quanto riguarda il loro futuro ma anche perché, soprattutto nella fascia 15- 20 anni, sono frequenti situazioni di intolleranza, di non accettazione. Relativamente alla visione del futuro uno dei temi che emerge in maniera forte è la voglia dei ragazzi di dimostrare le proprie capacità, spesso come risposta al percorso di riscatto dai e dei loro genitori, con una maggior sottolineatura da parte delle ragazze, che confermano una più accentuata propensione al riscatto sociale e personale. Questo riscatto avviene tramite il percorso scolastico, insieme alla volontà di conseguire un titolo di studio (anche di grado elevato) che supporti questa spinta. Infine, il nucleo fondamentale di questa ricerca si snoda sul senso di inclusione. Quello dei giovani che noi adulti dobbiamo crescere, che dobbiamo accompagnare. Loro sono il nostro futuro, e non possiamo affidarlo al caso. Allo stesso tempo dobbiamo fare in modo che vengano coinvolti in una responsabilità condivisa che li porti a cooperare per il volto futuro della città. Le domande di incertezza sul loro destino, non sono solo le loro, ma sono principalmente le nostre, siamo noi responsabili della loro crescita e dobbiamo essere attenti alle loro fragilità e ai loro sogni. (Francesca Gori)