Papa ai profughi in Turchia: “non scoraggiatevi”

Istanbul – Si è concluso ieri sera il viaggio di tre giorni di Papa Francesco in Turchia. Poco prima, tra gli ultimi atti, nella Cattedrale latina dello Spirito Santo, l’incontro con i giovani profughi dell’Oratorio Salesiano, provenienti,oltre che dalla Turchia, da Siria, Iraq, Medio Oriente e Africa. Davanti a loro il Papa ha lanciato ancora una volta il suo appello per la pace in quelle terre sconvolte dalla violenza. La Turchia e in particolare le associazioni religiose, hanno accolto migliaia di profughi con grande generosità. Ad introdurre l’incontro Padre Andres, direttore della scuola, che ha salutato il Papa in spagnolo. Poi ha preso la parola una ragazza irachena cristiana che ha espresso al Papa l’emozione d’incontrarlo e ha raccontato “la situazione drammatica dalla quale è fuggita e il disagio in cui viveva, non potendo andare a scuola e vivendo in condizione di pericolo”. Un momento toccante è stato quando i ragazzi hanno cantato al Papa una canzone in spagnolo, inglese e arabo, accompagnati alla chitarra da padre Andres. Nel suo intervento Papa Grancesco ha detto che avrebbe voluto incontrare più rifugiati durante il suo viaggio in Turchia, ma che non ha potuto per un programma già molto intenso. “Cari giovani – ha poi detto -, non scoraggiatevi. Con l’aiuto di Dio, continuate a sperare in un futuro migliore, nonostante le difficoltà e gli ostacoli che adesso state affrontando”. “Ricordatevi sempre che Dio non dimentica nessuno dei suoi figli, e che i più piccoli e i più sofferenti sono più vicini al suo cuore di Padre”. Parlando ai giovani il pontefice è tornato a rivolgere un appello alla comunità internazionale. “Le condizioni degradanti in cui tanti profughi devono vivere – ha detto – sono intollerabili! Per questo bisogna mettere tutto l’impegno per rimuovere le cause di questa realtà. Lancio un appello per una maggiore convergenza internazionale volta a risolvere i conflitti che insanguinano le vostre terre di origine, a contrastare le altre cause che spingono le persone a lasciare la loro patria e a promuovere le condizioni perché possano rimanere o ritornare”. “Incoraggio – ha aggiunto – tutti coloro che stanno operando generosamente e lealmente per la giustizia e la pace a non perdersi d’animo. Mi rivolgo ai Capi politici, affinché tengano conto che la grande maggioranza delle loro popolazioni aspira alla pace, anche se a volte non ha più la forza e la voce per chiederla!”.