Livorno – Don Emilio Kolaczyk, Direttore dell’Ufficio Migrantes della Diocesi di Livorno, ha organizzato un incontro presso il Santuario di Nostra Signora di Montenero al quale sono stati invitati religiosi, preti, religiose e laici che sono sensibili ai problemi migratori per dar luogo ad un progetto che veda finalmente una inclusione dei numerosi immigrati per “vivere insieme da fratelli”. Monsignor Giusti, che ha presieduto la concelebrazione eucaristica, ha ricordato come Livorno fin dalle sue origini sia segnata dal fenomeno dell’immigrazione e anche ai giorni nostri, guardando ai dati statistici ha la comunità ortodossa che rappresenta la seconda religione insieme alla Chiesa greca ucraina. Vi è anche una numerosa comunità indiana, moldava, e diverse popolazioni dall’Africa seguite da don Michelle. Così pure vi sono presenze dell’America Latina, la comunità albanese molto radicata, di cui abbiamo anche un assessore cattolico di origine albanese al Comune per le politiche sociali, segno di come l’integrazione sia fondamentale per la società. Il presule, ricordando il recente incontro a Salerno con i Rabbini d’Italia, ha riportato le loro espressioni di alta considerazione verso la nostra città che lungo i secoli ha permesso agli ebrei di insediarsi e di integrarsi tanto da diventare una delle comunità più importanti d’Italia: “E’ quindi quanto mai opportuno che Livorno torni ad essere la città delle nazioni, la storia è una serie di corsi e ricorsi. Dobbiamo creare un progetto di inclusione”. Il Vescovo, insieme agli auguri per l’Avvento che ci prepara a meditare sul gran dono di essere figli di Dio, ha invitato i presenti a fare un percorso di conoscenza di tutte le culture e realtà straniere perché è solo conoscendo che si abbattono i muri dei pregiudizi e nasce la stima che fa vedere nell’altro la ricchezza che è dono. Pertanto l’integrazione diventa realizzabile e la convivenza come fratelli risponde a quanto Dio ha sempre voluto fin dalle origini. Dopo la celebrazione, è seguita la riunione con don Emilio alla quale erano presenti padre Michelle dal Congo, padre Cornelio dalla Romania, padre Janusz dalla Polonia, suor Margherita dal Madagascar e diversi laici i quali hanno esaminato la “Carta di Siena”, un documento pubblicato dalla Commissione Migrantes Toscana che è uno strumento molto valido per aiutare a camminare insieme nelle città, perché esclusione e discriminazione cedano il posto all’incontro e al rispetto della dignità di ogni persona: “Per costruire un’Europa, casa comune, occorre partire da una città casa comune, dove la cultura del noi, il senso della comunità e del bene comune precedono la cultura dell’io, l’idea di proprietà”. Tenendo presenti dunque saldi i principi che nelle nostre città non solo possano e debbono convivere lingue plurime e cittadinanze plurime, che non relativizzano il senso e il valore della lingua e della cittadinanza nel nostro Paese, anzi la rafforzano, è stata impostata una bozza di programma che vede nel mese di Gennaio il desiderio di ritrovarsi fra comunità straniere per prima pregare insieme e poi dal “banchetto eucaristico” passare al “banchetto conviviale” dove ciascuna comunità porterà delle proprie specialità che saranno condivise, e se possibile, canti e danze dei paesi d’origine concluderanno questa festa che deve essere segno del riconoscere nell’altro un fratello. Sono quanto mai attuali le parole di un grande precursore del dialogo, Giorgio La Pira che nel 1939 scriveva: “Ogni uomo possiede qualche elemento spirituale che serve ad integrare la personalità di tutti gli altri. Ciascuno è debitore di tutti e tutti sono debitori di ciascuno. C’è dunque una relazione intrinseca di ciascuno a tutti (…) come in una sinfonia una nota è in relazione a tutte le altre. E’ questa la legge dell’integrazione che genera e presiede la società umana. (Migrantes Livorno)



