Città del Vaticano – I media cattolici hanno una missione “molto impegnativa” nei confronti della comunicazione sociale: “cercare di preservarla da tutto ciò che la stravolge e la piega ad altri fini”. Lo ha affermato questa mattina papa Francesco incontrando i dipendenti e i familiari di Tv 2000, accompagnati da mons,. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei e mons. Piero Coccia presidente della Fondazione Comunicazione e Cultura della Cei, nonche’ dal direttore dell’Ufficio Nazionale delle Comunicazioni Sociali, mons. Domenico Pompili, e il direttore di Tv2000 Paolo Ruffini. “Spesso – ha detto il papa che nel suo discorso ha inviato un saluto al direttore del Tg di Tv2000 Lucio Brunelli, ricoveato in questi giorni in ospedale – la comunicazione è stata sottomessa alla propaganda, alle ideologie, a fini politici o di controllo dell’economia e della tecnica. Ciò che fa bene alla comunicazione è in primo luogo la parresia, cioè il coraggio di parlare in faccia, di parlare con franchezza e libertà. Se siamo veramente convinti di ciò che abbiamo da dire, le parole vengono. Se invece siamo preoccupati di aspetti tattici –il tatticismo? – il nostro parlare sarà artefatto, poco comunicativo, insipido, un parlare da laboratorio. E questo non comunica niente” evindenziabdi che la “libertà” del giornalista “è anche quella rispetto alle mode, ai luoghi comuni, alle formule preconfezionate”. Per Bergoglio “correre subito alla soluzione, senza concedersi la fatica di rappresentare la complessità della vita reale, è un errore frequente dentro una comunicazione sempre più veloce e poco riflessiva”. “La comunicazione – ha ricordato – evita sia di ‘riempire’ che di ‘chiudere’”. “Si ‘riempie’ – ha spiegato – quando si tende a saturare la nostra percezione con un eccesso di slogan che, invece di mettere in moto il pensiero, lo annullano. Si ‘chiude’ quando, invece di percorrere la via lunga della comprensione, si preferisce quella breve di presentare singole persone come se fossero in grado di risolvere tutti i problemi, o al contrario come capri espiatori, su cui scaricare ogni responsabilità”. “Aprire e non chiudere”: è questo, per il Papa, “il secondo compito del comunicatore, che sarà tanto più fecondo quanto più si lascerà condurre dall’azione dello Spirito Santo, il solo capace di costruire unità e armonia”. Quindi “parlare alla persona tutta intera” e evitando quelli che sono “i peccati dei media: la disinformazione, la calunnia e la diffamazione”, aggiungendo che la disinformazione, “in particolare, spinge a dire la metà delle cose, e questo porta a non potersi fare un giudizio preciso sulla realtà”. Occorre, per il papa, parlare alle persone “intere: alla loro mente e al loro cuore, perché sappiano vedere oltre l’immediato, oltre un presente che rischia di essere smemorato e timoroso. Di questi tre peccati – la disinformazione, la calunnia e la diffamazione – la calunnia, sembra di essere il più insidioso, ma nella comunicazione, il più insidioso è la disinformazione, perché ti porta a sbagliare, all’errore; ti porta a credere soltanto una parte della verità”. (Raffaele Iaria)



