Padova – Africani, romeni, filippini, moldavi, srilankesi, cinesi, croati, ucraini, polacchi si sono ritrovati in circa 300 al Tempio della Pace di Padova, nella solennità dell’Epifania, per celebrare con il vescovo la manifestazione del Signore nel tradizionale appuntamento della Festa delle genti. Da 12 anni, infatti, la Pastorale dei migranti (Migrantes) della diocesi padovana, coordinata da don Elia Ferro, organizza questo momento di fraternità in cui il vescovo Antonio Mattiazzo celebra e prega insieme alle numerose rappresentanze cattoliche di altre etnie. Un appuntamento che ogni anno si anima di suoni, colori, canti di altre terre, con invocazioni in diverse lingue, mentre danze al ritmo di tamburi africani e delicate melodie dell’Est Europa accompagnano la liturgia. Un “bagno” di Chiesa e di cattolicità che vede nella diversità un arricchimento per tutti, come ha sottolineato il vescovo Mattiazzo nell’omelia: “Gesù è il Salvatore universale e tutti i popoli sono invitati ad incontrare il Signore. Tutti gli uomini, le donne e i bambini, di qualunque razza, cultura e nazionalità hanno la stessa dignità come persone. Ma ci sono anche le differenze, che non devono diventare motivo di opposizione o di discriminazione. Le differenze devono essere ricomposte nell’unità. La diversità deve essere riconciliata attraverso l’amore, che significa aprire il cuore. Così la diversità diventa una ricchezza per tutti”. Una riflessione che il vescovo ha riferito ai “magi” portatori di doni e rappresentanti delle “genti” che hanno riconosciuto l’unico Signore nella povertà di una grotta, ma che ritrova ancora più vigore nell’attualità che quotidianamente si confronta con i movimenti migratori e ancor più con le drammatiche dinamiche che coinvolgono migliaia di profughi. “Di fronte alla diversità – ha concluso il vescovo richiamando Papa Francesco – non bisogna alzare muri, ma costruire ponti di comunicazione e di reciproca conoscenza”. (Sara Melchiori – Avvenire)



