Roma – “La frontiera” sembra essere “una categoria di ritorno nel contesto europeo: lo dimostrano eventi discriminatori in crescita, uniti alla crescita di formazioni politiche fortemente nazionalistiche, come anche il ritorno al controllo delle frontiere nel Mediterraneo o referendum, come in Svizzera, per fermare la crescita dei lavoratori italiani frontalieri”. Lo ha detto questa mattina mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, presentando la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato nel corso di una conferenza stampa presso la Radio Vaticana. Per il direttore Migrantes nel 2014 cresce, “ancora l’esigenza di varcare le frontiere per un’emigrazione economica e forzata che diventa via via più consistente. In Italia è stato l’anno del forte calo dei migranti economici che in alcune città è diventato anche il calo del numero degli immigrati per la prima volta a seguito di numerose partenze, ma della crescita esponenziale degli arrivi di migranti forzati. Il 2014 ha anche segnato un anno di numerose partenze di giovani italiani, di disoccupati per altri Paesi europei. Le nostre missioni cattoliche italiane in Germania, Svizzera, Inghilterra, Belgio, sono state non solo un importante osservatorio di questa mobilità italiana, ma anche un primo luogo di accoglienza per giovani, famiglie in cerca di lavoro e casa e che bussano alle porte. Ormai il numero degli emigranti italiani – oltre 4.500.000 – sta raggiungendo il numero degli immigrati in Italia, stimati in circa 5 milioni”. L’Italia, nel contesto europeo, ha visto nel 2014 un flusso considerevole di migranti forzati arrivare in particolare sulle coste e nei porti della Sicilia, ma anche della Calabria, della Puglia e della Campania, diversamente dagli anni 2011-2013 che vedeva protagonista degli sbarchi l’isola di Lampedusa. Questo passaggio da Lampedusa ai porti del Sud d’Italia è avvenuto – ha spiegato – grazie al grande investimento di un anno dell’operazione Mare nostrum, che ha portato “non solo a presidiare i confini europei e italiani del Mediterraneo, ma ad usare le navi militari per intercettare, accompagnare barconi con persone in fuga e colpire i trafficanti (oltre 700). Tutti avremmo sperato che questa operazione si rafforzasse e diventasse un investimento europeo, almeno fino a che l’Europa fosse stata in grado di accompagnare i popoli da cui provenivano le persone in fuga sui barconi, in un processo di pace, di sviluppo, di democrazia. Purtroppo, dietro insostenibili ragioni economiche, l’operazione Mare nostrum è stata chiusa e trasformata in una nuova operazione di controllo dei confini: il nostro Mare è diventato nuovamente il mare di altri, di altri trafficanti, di altri interessi, di altre morti”. Nel 2014 sulle coste e nei porti del Sud dell’Italia, sono arrivate 170.081 persone, tre volte il numero delle persone arrivate negli anni 2012-2013 (56.192). 120.239 sono arrivate in Sicilia, di cui 15.366 nella provincia di Agrigento e 4.194 sull’Isola di Lampedusa (contro le 14.753 nel 2013 e i 51.753 del 2011), 22.673 sono arrivati in Calabria; 17.546 in Puglia e 9.351 in Campania. Protagonista principale di questi trasporti dal Mediterraneo, canale di Sicilia, ai porti del Sud Italia, è stata la Marina Militare, diventata un grande strumento umanitario. L’accoglienza dei 170.000 sbarcati è avvenuta in una situazione di “forte precarietà, sia nei porti di arrivo che in molti dei centri di prima accoglienza realizzati”. Come Migrantes mons. Perego segnala tre problemi c in relazione all’accoglienza nel nostro Paese dei richiedenti asilo e rifugiati: “la necessità di estendere almeno in tutti i 3.000 comuni sopra i 5.000 abitanti almeno un’unità di accoglienza dei richiedenti asilo, attraverso progetti che estendano il progetto SPRAR almeno a 50.000, con una partecipazione adeguata anche dei Comuni del Nord Italia: in un Paese democratico il riconoscimento del diritto d’asilo non può essere schiavo di pregiudizi ideologici. Al tempo stesso consolidare una rete di prima accoglienza strutturata sul territorio nazionale, attraverso il mondo dell’associazionismo e della cooperazione sociale, della realtà ecclesiale, almeno per 100.000 persone, che permetta da subito la tutela di chi arriva nel nostro Paese da drammatiche situazioni, con un’attenzione forte alla tutela dei minori, delle famiglie”. In relazione alla tutela dei minori non accompagnati, “si deve segnalare la più grave carenza nell’accoglienza, soprattutto nelle famiglie, nonostante le indicazioni della disciplina dell’adozione e dell’affidamento minori”.
“Abbiamo assistito – ha detto mons. Perego – all’accoglienza fino a un centinaio di minori in strutture, comunità, scuole non adatte alla tutela, con un coinvolgimento insignificante delle famiglie e delle associazioni per l’affido”. Per il direttore Migrantes le migrazioni forzate nel 2014 sono state “’urgenza più impellente e la più significativa provocazione al nostro Paese e all’Europa per ridisegnare non solo le possibilità e gli strumenti di accoglienza e di tutela dei richiedenti asilo, ma anche per ripensare l’ Europa e l’Italia con un ‘supplemento di cittadinanza’. La fragilità di decine di paesi, le 27 guerre in atto, disastri ambientali crescenti, dittature, violenze e persecuzioni politiche e religiose, chiedono all’Europa uno sforzo maggiore non per presidiare le frontiere, ma per superarle a tutela della dignità della persona umana”.



