Mons. Pompili: i migranti non sono un attentato alla tranquillità

Roma – Il fenomeno migratorio presenta dati “impressionanti che non possono essere soggetti a letture parziali che lo riducono ad una battaglia politica per racimolare consenso o, all’opposto, ad una esortazione generica sulla solidarietà”. Lo ha detto questa mattina mons. Domenico Pompili, introducendo la conferenza stampa di presentazione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Per Mons. Pompili il punto è “comprendere che la ricerca di uno sviluppo finalmente sostenibile sul piano ambientale e compatibile con le attese di tutti impone una valutazione che sappia essere concreta ed equa, in una parola umana. E’ questa la ragione per cui il Messaggio di Papa Francesco vede nei migranti che lasciano i luoghi di origine non un attentato alla tranquillità che veste i panni dell’indifferenza, ma un esercizio pratico di convivenza di cui sarebbe difficile negare la necessità. Anche all’interno delle comunità cristiane peraltro non mancano diffidenze ed ostilità. Ancor più nella società civile – specie dopo tragici avvenimenti come quello dei giorni scorsi in Francia – si tende a tirare giù la serranda dell’integrazione e dell’ospitalità”. “Dietro questa fatica a lasciarsi coinvolgere dal fenomeno migratorio – ha detto – salvo poi approfittarne nel concreto quando si tratti di manodopera a buon mercato anche in ambiti delicati dell’assistenza come il numero in crescita delle badanti dimostra, c’è una doppia insufficienza. Sul piano culturale troppo a lungo si è coltivata una metodologia a compartimenti stagni che viviseziona i fenomeni per competenze e di fatto riduce il tema delle migrazioni a un problema di sicurezza nazionale, a una questione di sviluppo economico, a un processo di integrazione multiculturale. Tutte cose sacrosante. Ma la pretesa scientifica di attestarsi solo sui dati quantitativi fa perdere di vista l’insieme e cancella la percezione che dietro queste enormi movimenti di esseri umani si annida il bisogno legittimo e insopprimibile di cercare soluzioni più degne di vita. Come dimostra, per converso, la fuga di tantissimi giovani dal nostro Paese verso altre contesti geografici ed economici”.