Andria – La Casa Accoglienza “S. Maria Goretti” e l’Ufficio Migrantes della Diocesi di Andria da sempre accolgono l’Uomo in cerca di aiuto ma sono ben consapevoli che non è questa l’unica soluzione. Questo, al limite, è solo un rimedio, una provvisoria e non sufficiente cura. Al tal proposito è illuminate la scelta fatta dal Vescovo Mons. Calabro, nel lontano 2001, nell’aver voluto fortemente questo presidio di Carità e di giustizia per accogliere i tanti migranti provenienti dall’Albania e dalla zona del Maghreb. “Questa Casa …nata per accogliere con la compassione e l’amore di Cristo quanti non hanno fissa dimora, cibo, indumenti e mezzi di sostentamento..”( dalla lapide commemorativa). In questa Casa di Accoglienza tocchiamo con mano ogni giorno, la sofferenza dei tanti Uomini e Donne che hanno lasciato le proprie tradizioni, i propri affetti, la propria famiglia, chiedendo asilo e protezione qui in Italia, per ritrovarsi poi a vivere in condizioni disumane, spesso sfruttati e privati della propria dignità di Uomini e di Donne. Non più esseri umani ma strumenti del malaffare, del profitto senza scrupoli, se non del più becero e bestiale piacere sessuale. Assistiamo quasi impotenti a tutto questo, perché affrontare un singolo caso non basta, non risolve il problema, non sconfigge la causa, che è più grande, che è strutturale, che è sociale, che è culturale, che è politica, che è economica nel senso più spregevole del termine. Credo sia giunto il momento di uscire dalla comodità di un cristianesimo di facciata e di attivare una azione sinergica, atta a spronare con forza i Governi affinché attuino politiche responsabili per evitare simili tragedie e distruggere l’indifferenza del cuore e degli occhi. “E’ una vergogna!”, come ha detto il Santo Padre in occasione del tragico naufragio, è il risultato anche dell’indifferenza di tutti noi. Sì, perché tutti sappiamo, tutti conosciamo le motivazioni che spingono migliaia di uomini a imbarcarsi su queste carrette della speranza, ma nulla viene fatto per evitare tutto questo. Nessuna politica di aiuto a quelle popolazioni che fuggono dalla fame o dalle guerre, nessuna attenzione per un continente che, evidentemente, deve restare così: affamato, nudo, malato, carcerato, nessuna ingerenza umanitaria chissà perché. Non l’ipocrita “aiutiamoli a casa loro”, un modo come un altro per lavarsene le mani e dire con parole gentili che vogliamo tenere “l’altro” alla larga dal nostro piccolo orto. Quale efficace intervento è mai stato fatto “a casa loro”, se non il rifornimento di armi e lo sfruttamento delle risorse minerarie e delle vite umane? “A casa loro”, ma che vuol dire? Non è forse questa Terra, tutto il Creato, la casa di ogni figlio di Dio? E non è stato proprio Nostro Signore, custodito da Giuseppe e Maria, a migrare in un’altra terra fuggendo dalla violenza? Come possiamo dirci Cristiani se, dopo duemila anni, ancora non troviamo una soluzione per chi fugge dal male e dalla povertà? Come possiamo dirci Cristiani se ancora oggi vediamo nell’altro, in quel Gesù che fugge, un estraneo, un problema? Come possiamo dirci Cristiani se non ci ribelliamo a coloro che permettono che accadano queste tragedie, attuando politiche sbagliate, xenofobe, che sono contro l’Uomo e quindi contro Dio? Facciamo sentire la nostra voce, di Cristiani e di Uomini, chiedendo con forza che tornino a ristabilirsi i valori, che torni ad essere la vita umana l’insindacabile priorità di ogni politica: cittadina, nazionale, mondiale. Dio non fa preferenze, tutti ai suoi occhi sono uguali e per tutti ha parole di accoglienza, di perdono e di carità. L’umanità di Dio si esprime in gesti concreti. Anzi il Signore vuole che si continui a cercarlo tra gli uomini, perché ha detto «ogni volta che farete queste cose al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me». Vuole essere riconosciuto in ogni uomo: nel povero che ha fame e sete, nell’ammalato che attende una visita, nell’emarginato che cerca. Ci sono uomini costretti a lasciare le loro terre e i loro gruppi di appartenenza a causa delle persecuzioni o pulizie etniche. Ci sono uomini che abbandonano le loro terre a causa della miseria e della fame, alla ricerca disperata del pane per sopravvivere, della libertà… Sono questi i poveri, gli affamati e i disgraziati del cosiddetto terzo o quarto mondo, privi del minimo indispensabile che arrivano nelle città dell’opulenza del nostro occidente gridando la loro disperazione e il loro diritto a condividerne il benessere. È tempo di ripensare il rapporto con lo straniero cogliendone non più la dimensione di minaccia ma di risorsa. Andria è diventata per molti uomini e donne, che arrivano da lontano e che non hanno niente simbolo del benessere e di una vita più dignitosa. Il sogno per molti di loro, non diventa realtà. Basta girare la città, di giorno e di notte, (chi ha occhi e cuore vede) per vedere certi luoghi… diventati simbolo di solitudine, disperazione, emarginazione e povertà. Di fronte ai drammi che colpiscono l’uomo, non si può restare indifferenti, muti e fare giri di parole. Diventi nostro programma di vita l’esortazione dell’Apostolo Giovanni: “amiamoci non a parole con i fatti”. “I bisognosi non sono merce usa e getta, hanno bisogno di essere prima incontrati, amati, considerati, ascoltati, essere “riempiti” non solo di cibo, ma di ciò che veramente manca loro: attenzione, affetto e solidarietà! Tutto ciò sarà possibile se la carità da gesto di solidarietà diventa “atteggiamento del cuore”. Solo la cultura che sa dar conto di tutti gli aspetti dell’esistenza è una cultura davvero a misura d’uomo. L’accoglienza del nascituro e del bambino, la cura del malato, il soccorso al povero, l’ospitalità dell’abbandonato, dell’emarginato, dell’immigrato, la visita al carcerato, l’assistenza all’incurabile, la protezione dell’anziano, e soprattutto, dare un tetto a chi non ha casa interpellano la nostra coscienza di uomini e donne. La solidarietà è un dovere umano che da Cristo è stato assunto come atteggiamento di amore incondizionato verso tutti e la sua incarnazione è un monito forte alle coscienze perché non si chiudano nel proprio egoismo, ma coltivino la cultura dell’amicizia e della sollecitudine. I molti volti delle persone e dei servizi di accoglienza chiedono oggi alle nostre comunità un’azione educativa verso adulti e ragazzi, intensa e puntuale, che riporti sempre al centro, prima di ogni altra cosa, la persona. La risposta non può essere la via breve del rifiuto, dell’ostilità, bensì la strada della mediazione culturale e dell’integrazione. Non si aiutano i poveri se non si è solidali, distaccati dai beni terreni e pronti a condividere i propri beni con quanti sono nel bisogno. Non si può essere disponibili a schierarsi sempre e comunque dalla parte dei poveri, degli emarginati, degli oppressi di tutti i tipi, se non si sceglie una condizione di vita ispirata alla solidarietà. dietro ogni progetto ci sono volti, storie e condizioni di vita che non possono vederci indifferenti. I vari servizi, attività e progetti che la Casa offre hanno bisogno di mani disponibili all’accoglienza e al servizio, che scaturisce da un cuore colmo dell’incontenibile fuoco dell’amore di Dio, l’amore per l’uomo e per la sua intoccabile e non calpestabile Dignità. Ciò che rende significativa la nostra vita per gli altri e rende eterno il ricordo di noi, non è accumulare titoli di potere, ma incidere positivamente nella vita degli uomini, offrendo loro ragioni di via e di speranza. Solo la cultura che sa dar conto di tutti gli aspetti dell’esistenza è una cultura davvero a misura d’uomo. Questo il programma della Giornata che inizia sabato 17 con un triangolare di Calcio Richiedenti Protezione Internazionale (ospiti presso Casa “Santa Croce – R. Livatino”) e Alunni “Liceo Scientifico Nuzzi” – Andria. Domenica 18 ritrovo in Casa accoglienza. Preghiera per la Convivialità dei Popoli. Seguirà una colazione solidale. con la presenza degli alunni del Liceo Scientifico “Nuzzi” Andria e di alcuni Richiedenti protezione Internazionale e Migranti. Alle 18,30, presso la Chiesa di Santa Lucia Santa Messa, per i Cristiani perseguitati, per i Migranti, i Profughi e i Rifugiati. Venerdì 30gennaio convegno unitario presso la Parrocchia SS. Sacramento sul tema “Integrazione, accoglienza e pari opportunità, condivisione e contrapposizione”. Relatore mons. Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo. Interverranno don Vincenzo Giannelli, Responsabile diocesano della Consulta delle Aggregazioni laicali, Don Geremia Acri, Responsabile Casa Accoglienza “S. M. Goretti” e Ufficio Migrantes. (don Geremia Acri)



