Sbarchi: il flop di Triton

Roma – Sono 16mila i migranti tratti in salvo dalle navi di Triton dal 1 novembre 2014, giorno di avvio dell’operazione dell’Agenzia europea Frontex. Il dato, ha spiegato all’Adnkronos la portavoce di Frontex, Izabella Cooper, è riferito alle persone soccorse in operazioni Sar (ricerca e soccorso), dalle navi finanziate dall’agenzia e non dai mercantili dirottati dalla centrale operativa della Guardia costiera italiana che ha il controllo delle operazioni. Il periodo di riferimento del dato coincide con la progressiva chiusura di Mare Nostrum, i due mesi di transizione durante i quali le navi della Marina militare hanno accompagnato l’avvio delle operazioni in carico all’agenzia europea Frontex che si occupa della tutela dei confini dell’Ue. «Le nostre navi sono comunque obbligate dal diritto del mare, laddove arrivasse una richiesta di aiuto, a intervenire – spiega Cooper – come nel caso della nave della Guardia costiera islandese che alcuni giorni fa ha tratto in salvo circa 360 migranti a 50 miglia dalle coste italiane». I sostenitori di “Triton” avevano assicurato che l’arretramento dei mezzi navali rispetto all’area di pattugliamento di Mare Nostrum, avrebbe dissuaso i trafficanti di uomini. Ma i dati forniti dalla stessa Frontex smentiscono questa previsione, con numeri in linea con gli sbarchi del 2014 e senza nessun accenno a una diminuzione. Nei mesi di novembre e dicembre dello scorso anno la Marina militare italiana ha portato in salvo 4.608 persone su un totale di 13.668 salvate oltre che dalle navi della forza armata, anche dai mezzi delle Capitanerie di porto, della Guardia di finanza e dalle navi mercantili. Non sta a noi – aggiunge Cooper – effettuare alcun tipo di controllo di sicurezza o identificazione nelle operazioni “Sar” e d’altronde, il nostro mandato non lo prevede: ogni eventuale modifica a questo protocollo dovrebbe seguire un atto di approvazione dell’Europa». In altre parole, l’agenzia con sede a Varsavia fa solo ciò che Bruxelles chiede. (N.S. -Avvenire)